giovedì 18 giugno 2015

Concorsone

Sono una dei quasi 5000. I giornalisti che più di un anno fa avevano fatto domanda per la prima, strombazzata selezione pubblica in Rai dopo venticinque anni di assunzioni non proprio aperte a tutti. Ci ho messo quasi dieci giorni – la convocazione è arrivata il 9 giugno – per decidere che non andrò a fare il concorso a Bastia Umbra.

mercoledì 17 giugno 2015

Quanti anni ho

Su Facebook un amico posta un test sulla personalità che promette di rivelare la nostra età reale. Lo faccio e mi esce 21 anni. Pubblico subito orgogliosa il giovanile esito del giochino: vent’anni in meno della mia anagrafe, mi sembra qualcosa di cui andare fieri. Perché il primo impatto è che sono ringiovanita, o piuttosto, sono giovane “dentro” nonostante il tempo che passa.

domenica 14 giugno 2015

Final cut

La crisi mette a dura prova l’amore. Che si tratti di recessione economica, Aids, ondate terroristiche o sgretolamento della famiglia, primo campo di minuziose vivisezioni sociologiche è sempre il sentimento. Con due scuole di pensiero: da una parte quelli che “abbiamo perso le nostre certezze e ci resta solo la solidità dell’amore vero”; dall’altra chi invece segue il lieve insegnamento di Lorenzo il Magnifico e, proprio perché del doman non v’è certezza, dall’amore duraturo scappa godendone solo l’istante. Vins Gallico, classe ’76, appartiene alla generazione della crisi di oggi, quella della disoccupazione giovanile e degli eterni figli. In più è nato in Calabria (crisi nella crisi).

sabato 6 giugno 2015

Bruciare il corredo

Non ho mai dato credito all’ereditarietà caratteriale tra genitori e figli. E’, credo, qualcosa che vogliamo vedere, un talismano, il rassicurante segno di continuità contro l’effimero passaggio dell’esistenza – non è anche per questo che facciamo figli?
Ho voluto a lungo sperare - illudermi - che l'unica trasmissione possibile nella procreazione sia un mero calco, il nostro prodotto genetico. Poi però mio rendo conto che, oltre al dna, c’è effettivamente dell'altro che i figli assorbono dai genitori. Contro la volontà degli uni e degli altri. Qualcosa da cui, per quanto una madre e un padre si sforzino, è molto difficile salvarsi. Educazione funzionale e vizi pregressi. Errori, ideali falliti, paure – tutto quello da cui so che non riuscirò mai a guarire.
Allora penso che la mia vita – questa vita continuamente resettata e sempre di nuovo recidiva – vorrei scagliarla il più lontano possibile, in modo che il boomerang perdesse la strada e non riuscisse a tornare indietro. Lasciare intatto solo l’amore, e trasformare l’obbligatorio destino familiare in cenere dispersa dal vento. Bruciare il corredo, necessaria blasfemia: mutilare i legami di sangue per un'estranea opzione di felicità. L'irreale possibilità di strade indolori. O l'ipotesi bruciante, insostenibile, del dolore dei figli che però s'esorcizza nel vergognoso sollievo di non correità. Non abbiamo travasato nulla delle nostre tare, non abbiamo compartecipato - illusione di poter prendere tutto il male in pieno viso al posto loro, da genitori innocenti.
Essere nei figli solo il ricordo di un viso, una fisionomia preservata nel tempo. Il resto una pagina bianca, priva di sbagli, dolori e rimorsi. Un futuro donato senza chiedere risarcimenti, immacolato dai fardelli della famiglia.