mercoledì 27 maggio 2015

Fuori dal tempo

 A giugno circumnavigherò la boa dei sei mesi. Anniversario statico, irreversibile. Il mio lavoro non c'è più dal 1 gennaio 2015 e se adesso penso a com'era mi viene in mente questo, che avevo scritto per l'amico Nunzio Festa e un suo valido, bel progetto che - come accade sempre per tutti quelli che sono belli e validi davvero - è rimasto incagliato nei fondali limacciosi di soldi, investimenti e distribuzione dove la piccola editoria italiana langue come una sirena in catene. Ma questa è un'altra storia, ciò che segue, invece, era il mio lavoro.



Il mio lavoro inizia tardi, nell’ora in cui gli altri sono protesi verso la sollecita aspettativa della pausa pranzo. Non ho un cartellino da timbrare - si suppone che i giornalisti debbano essere sempre vigili all’inseguimento delle notizie. Possiedo però un badge elettronico privo di loghi, che nel portafogli vegeta meticcio tra le carte fedeltà dei supermercati, unico satellite senza contropartite nel mio cosmo magnetico in miniatura d’immaginifiche promesse di viaggi, frullatori e punti omaggio per la spesa.
In questa zona franca da scolara in vacanza, al mattino potrei dormire di più. Invece ugualmente mi sveglio presto, nel corale incipit degli altri lavoratori, quando fuori la luce è tersa e non ancora satura di umanità, un livello zero prima che s’inizi a sommare il sovraccarico vitale sprigionato dal globo.