domenica 9 marzo 2014

E' andata così

Mentre andava il servizio del tg sulle ragazzine di Lecco uccise ho d'istinto abbassato il volume del televisore. Ho pensato a mia figlia nell'altra stanza, a cosa avrei potuto dirle se avesse sentito e mi avesse chiesto perché quella mamma aveva fatto del male alle sue bambine. Non avrei saputo rispondere e neanche la mia inventiva fiabesca in questo caso mi sarebbe stata d'aiuto. Forse le avrei detto che era stata soltanto una finzione, una recita tra mamma e figlie e che tra un attimo quelle bambine si alzeranno dal letto dove le hanno trovate, si ripuliranno del falso sangue al pennarello e tutte insieme faranno uno sberleffo a chi ci aveva creduto. Le avrei detto che da una cosa del genere si può tornare indietro, perché è solo una recita, qualcosa di cui non aver paura come nei film polizieschi con i morti e le ferite, quelli che l'attraggono tanto e lei sbircia sempre prima che io riesca a cambiare canale. Glielo avrei detto perché vorrei davvero crederci anch'io che sia andata così.

venerdì 7 marzo 2014

Otto marzo

Quest’anno non sarò obbligata a parlare di 8 marzo per lavoro, perché la data della giornata della donna (meglio definita consumisticamente "festa”) ricade durante un mio periodo di ferie. Però ogni anno qualcosa da dire rimane e dunque ne scriverò ugualmente.

sabato 1 marzo 2014

Tutti contro Biancaneve

(Questo articolo è stato pubblicato oggi sul Quotidiano della Calabria. L'ho scritto anche perché ho deciso che il mio prossimo lavoro sarà, come Wendy, la raccontafavole. Nel cv metterò le referenze dei miei figli, possibilmente evitando le parole contenenti doppie. E pazienza se dovrò rinunciare a "bravissima")


Fiabe vietate ai minori. E’ l’anatema che estremizza un dibattito che già da qualche anno contrappone chi continua a leggere ai propri figli le tradizionali storie animate da principi e principesse, streghe e draghi, e chi le giudica non soltanto desuete ma persino pericolose perché farebbero da incentivo a una visione distorta della società.
I detrattori (soprattutto donne) avrebbero pure le loro ragioni: nelle classiche fiabe tramandate dai secoli nelle famiglie ci sono invariabilmente fanciulle belle e addormentate che per svegliarsi aspettano un principe azzurro; padri mansueti e vessati da matrigne invidiose e crudeli; e le fanciulle di cui sopra sempre costrette a lavori da serve con l’unica alternativa di farsi sposare (e mantenere) dai principi.
Adesso però si è sfiorata la censura ufficiale, con un opuscolo pubblicato dal dipartimento per le Pari opportunità e destinato agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, dove si sconsiglia apertamente di leggere Cerentola, Biancaneve o Raperonzolo ai bambini. Con un passaggio in più: i racconti fiabeschi di cui disponiamo da Perrault, ai Grimm a Basile, sarebbero omofobe. Nell’opuscolo la stigmatizzazione è netta, precisando come nelle suddette fiabe non ci sono coppie omosessuali. Insomma solo principi e principesse, senza neanche ipotizzare una possibilità di amore e famiglia che non sia etero.