sabato 8 febbraio 2014

Felice chi è diverso

Questo mio articolo sul documentario "Felice chi è diverso" di Gianni Amelio, in questi giorni nel programma della Berlinale, è stato pubblicato il 29 gennaio sul Quotidiano della Calabria.



Gianni Amelio va alla Berlinale con un documentario dal titolo poetico - di poesia si tratta, essendo una citazione da Sandro Penna - “Felice chi è diverso”, e racconta la vita forzatamente segreta degli omosessuali italiani negli anni del fascismo e del secondo dopoguerra. Su Repubblica Natalia Aspesi punta diretta a “quella” domanda e subito sui media rimbalza il coming out. Amelio infatti risponde con chiarezza: «Sono omosessuale». E un po’ dispiace che il clamore sia tutto per questa confidenza intima (nemmeno tanto sbalorditiva nell’ambiente di lavoro del regista), che peraltro il cineasta calabrese, notoriamente schivo, concede nel dichiarato intento di responsabilità morale da parte di «chi ha una vita visibile e ha il dovere della sincerità». Ecco che «per tutti gli omosessuali, felici o no», il regista parla di sè, e nonostante con pudore aggiunga che definirlo “coming out” in un’età come la sua possa apparire «tardivo e un po’ ridicolo». 

Su LADYMEN/9

Posto questa bella recensione di Elena Tartaglione al mio libro Ladymen - Una donna racconta le trans, edito da Falzea. La recensione è pubblicata per il sito di Arcigay Valle d'Aosta, il link qui


La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, quando si parla di chi vive un’identità di donna in un corpo maschile), e che il secondo è considerato un insulto, al pari di frocio, in Sudamerica, dove lo hanno coniato. E soprattutto si associano infallibilmente le donne transessuali al mestiere della prostituzione. Quanto agli uomini transessuali, ovvero coloro che transitano dal femminile al maschile, vengono viceversa completamente ignorati.

Forbici

La trama attira come una calamita i lettori di Raymond Carver e viene un po' il sospetto della furbizia, la diffidenza verso un libro che s'immagina generato da intenzioni alternative: o il fervido omaggio di un autore a cui Carver ha mostrato la via (letteraria) o l'operazione commerciale dagli esiti tutto sommato garantiti (chi legge tutto di e su Carver leggerà anche questo).