mercoledì 17 dicembre 2014

Amodio

Questa mia recensione al romanzo Amodio di Maurizio Fiorino, edito da Gallucci, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria


«Nella parola libertà coesistono l’amore e la ribellione. Ribellarsi è la forma d’amore verso sé più alta che esista. Nessun altro può cambiarci quanto possiamo farlo noi stessi». Maurizio Fiorino ha trent’anni e fa fotografie da quando ne aveva ventitré ed ha lasciato l’università e un lavoro con prospettive di stabilità per andare a vivere a New York. Non conosceva nessuno, non parlava inglese e non aveva mai studiato fotografia. Ha imparato, letteralmente, per strada, e dalla strada – dall’umanità, dalla realtà – continuano ad affiorare i soggetti delle sue immagini. Veniva da Crotone, “with love and squalor”, direbbe l’impavida Esmé di Salinger. Oggi vive a Milano, «la grigia», scherza lui con l’animo malinconico di sole che si portano dentro tutti i calabresi andati via, ma Crotone non l’ha dimenticata né rinnegata. Tanto da ambientare qui il suo primo romanzo, “Amodio”, edito da Gallucci e arrivato in pochi mesi alla terza ristampa.

martedì 9 dicembre 2014

Michelle&Barack

Scopro che il primo appuntamento tra Barack e Michelle Obama diventerà soggetto di un film. Se lo sceneggiatore ha bisogno di collaborazione mi autopropongo: nel mio libro 10 grandi donne dietro 10 grandi uomini edito da Laurana, racconto proprio di quell'indimenticabile "date" tra due giovani praticanti avvocati che ancora non sapevano di avere un sogno in comune...

Caterina Certezza

Questa mia recensione al libro Caterina Certezza di Patrick Modiano, edito da Donzelli, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria.


Com'è il mondo per chi porta gli occhiali? Probabilmente somiglia a quello ovattato e fluttuante immaginato dai bambini nelle loro fantasie, dove cose e persone si sciolgono in un indistinto orizzonte annullando il rigore della realtà. Insomma chi non ci vede bene è in fondo fortunato, perché può attraversare, mettendo e togliendo gli occhiali, due vite diverse. Era il 1988 quando tutto questo provò a spiegarlo Patrick Modiano, ancora lontano dal Nobel, con la levità di una fiaba, Caterina Certezza. Sarebbe stata l’unica incursione dello scrittore francese nella letteratura per ragazzi, in un’edizione di Gallimard illustrata dalla matita geniale dell’umorista Jean-Jacques Sempé. Oggi è un piccolo gioiello da collezionisti che, pochi mesi prima del massimo riconoscimento letterario d’Europa a Modiano, è arrivato nelle librerie italiane edito da Donzelli.
Una storia che parla al cuore di bambini e adulti, e infatti ha due personaggi comprimari, la sognante Caterina Certezza, giovanissima aspirante ballerina, e l’altrettanto svagato papà. Entrambi portano le “lunettes” e quando Caterina, che vuole danzare come la madre, ex stella della rivista parigina, è costretta a togliere gli occhiali per addestrarsi alla sbarra con l’esotica Madame Dismailova, il padre le elargisce un inconsueto consiglio: senza occhiali la realtà che ci circonda può diventare più vicina ai nostri desideri. Il signor Giorgio Certezza lo sa bene per averlo già sperimentato con il pedante socio d’affari Monsieur Casterani, i misteriosi clienti di una parallela attività di contrabbando e persino con l’amata moglie americana fuggita a New York, da dove invia ai suoi cari lettere d’amore con qualche errore ortografico. Insieme i Certezza scopriranno che anche la gente con dieci decimi di vista certe volte “bara” per inventarsi un destino alternativo.
Non è necessario cercare in questo libro i temi narrativi di Modiano, che pure affiorano (la nostalgia del passato, l’impotenza dei figli verso gli errori e le inadeguatezza dei genitori, le verità nascoste nelle famiglie). Con Caterina Certezza il romanziere invita lettori grandi e piccoli a togliere gli occhiali, perché in certi momenti dell’esistenza non vedere proprio tutto aiuta a non soccombere al dolore. “A noi due, signora Vita”, dice Giorgio Certezza rinfrancato dopo le sue medicali dosi di offuscamento visivo. E la poesia del testo non può essere disgiunta da quello delle immagini (Alice nel paese delle Meraviglie qui avrebbe ragione nel preferire i libri illustrati...). Sempé, che viene da un’infanzia solitaria e afflitta da tic nervosi, disegna il mondo soffice di Caterina con tante ballerine senza peso, grattacieli, giardini le luci diluite di due città magiche (con e senza occhiali) come Parigi e New York.

giovedì 4 dicembre 2014

Madame Pipì

Questa recensione al romanzo Madame Pipì di Tinto Brass e Caterina Varzi, edito da Bompiani, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria




Un “amour fou”, sentimento totale e ingovernabile dove gli impulsi illogici della passione travalicano i limiti e s’inabissano nell’oscurità della nevrosi, lega Antoinette e Francois, i due amanti protagonisti di “Madame Pipì”, romanzo edito da Bompiani e prima opera letteraria scritta a quattro mani da Tinto Brass e la compagna Caterina Varzi, psicanalista e già coautrice insieme al regista di alcune sceneggiature cinematografiche. Soggetto filmico lo era anche questa storia ritrovata da Caterina nell’archivio di Tinto, che l’aveva scritta nel ’72 ispirandosi a una vicenda di cronaca realmente accaduta in Francia negli anni Sessanta. Era il periodo di “La vacanza”, “Dropout” e "L'urlo", Brass lavorava allora per la Cinematheque Française e non era ancora cantore dell’erotismo libertino e gioioso ma narrava l’emisfero più irrazionale del sesso, dove i confini della ragione diventano esitanti, provvisori. Antoinette, quarantenne custode di una toilette parigina, incontra il giovane direttore di un istituto psichiatrico e inizia con lui una relazione estrema: l’uomo le impone rapporti sessuali perversi, la manipola e la umilia in una spirale che culmina nella richiesta di sacrificare, internandolo in manicomio, il figlio autistico di lei.

mercoledì 30 aprile 2014

Nella casa di vetro

Questa mia recensione del romanzo "Nella casa di vetro" di Giuseppe Munforte, edito da Gaffi, è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria



“Nella casa di vetro” Giuseppe Munforte lo aveva scritto dieci anni fa. Poi, come spesso accade alle narrazioni, il testo è stato lasciato sedimentare, poi nuovamente corretto, rifinito. L’autore, nel frattempo, ha scritto e pubblicato altro ma per interessamento di Andrea Caterini della editrice Gaffi questo romanzo, che è nella selezione dello Strega, è venuto alla luce. Munforte dice che il trascorrere di tanta attesa si deve a ciò che sembrerebbe un suo legame affettivo con la storia, la definisce un diario, qualcosa di “privato”. Invece il lettore vi avverte subito l’eco di una voce universale, di una storia che soprattutto parla del nostro tempo.

venerdì 18 aprile 2014

Gabo tra le mie Lorenza e Catena

Insieme all'eternità dei suoi libri un pezzettino di Gabriel Garcia Marquez immodestamente continuerà a vivere anche nel mio romanzo Un giorno come lei. Posto qui il brano del romanzo in cui Lorenza ricorda come la lettura di un racconto di Gabo profetizzò un cambiamento nel corso della sua vita.



Lorenza resta in silenzio. Poi sul viso le affluisce un rossore misto d’eccitazione e imbarazzo: «C’è una cosa di me che non conosce nessuno… Ma mi vergogno!»
Federico ha la voce intenerita d’affetto: «Con me non devi vergognarti. Ti voglio bene, lo sai? »

Quando suo padre aveva fatto ristrutturare il secondo piano, lei aveva tredici anni. Un pomeriggio d’estate inoltrata, Lorenza era sola in casa. Nel caldo piombato su palazzi e strade deserte la gente era scappata in massa alla ricerca di aria fresca, lasciandosi dietro una laconica esposizione di saracinesche abbassate e cartelli di “chiuso per ferie”. Nei pochi negozi rimasti aperti, se qualcuno ci entrava, i commercianti lo guardavano in cagnesco, come se fosse un’intromissione, con la velleità accidiosa di chi sta occupando uno spazio vuoto e sa di essere indispensabile.
La tv di agosto trasmetteva vecchi film e repliche di varietà. Lorenza trascorreva quelle ore che la noia rendeva irregolari di tempo vagando con il walkman nelle orecchie. Custodito nello zaino, insieme al diario scolastico in vana attesa di memorie estive eclatanti, era nascosto un pacchetto di sigarette. Aveva preso a fumare tre mesi prima, con la sua compagna di banco, già istruita da amici del fratello maggiore. La casa vuota era un invito a fare pratica, nell’infantile impazienza di ostentare il vizio del fumo con i ragazzi più grandi. Ma c’era il rischio di lasciare in giro tracce che l’avrebbero tradita con il padre.

domenica 9 marzo 2014

E' andata così

Mentre andava il servizio del tg sulle ragazzine di Lecco uccise ho d'istinto abbassato il volume del televisore. Ho pensato a mia figlia nell'altra stanza, a cosa avrei potuto dirle se avesse sentito e mi avesse chiesto perché quella mamma aveva fatto del male alle sue bambine. Non avrei saputo rispondere e neanche la mia inventiva fiabesca in questo caso mi sarebbe stata d'aiuto. Forse le avrei detto che era stata soltanto una finzione, una recita tra mamma e figlie e che tra un attimo quelle bambine si alzeranno dal letto dove le hanno trovate, si ripuliranno del falso sangue al pennarello e tutte insieme faranno uno sberleffo a chi ci aveva creduto. Le avrei detto che da una cosa del genere si può tornare indietro, perché è solo una recita, qualcosa di cui non aver paura come nei film polizieschi con i morti e le ferite, quelli che l'attraggono tanto e lei sbircia sempre prima che io riesca a cambiare canale. Glielo avrei detto perché vorrei davvero crederci anch'io che sia andata così.

venerdì 7 marzo 2014

Otto marzo

Quest’anno non sarò obbligata a parlare di 8 marzo per lavoro, perché la data della giornata della donna (meglio definita consumisticamente "festa”) ricade durante un mio periodo di ferie. Però ogni anno qualcosa da dire rimane e dunque ne scriverò ugualmente.

sabato 1 marzo 2014

Tutti contro Biancaneve

(Questo articolo è stato pubblicato oggi sul Quotidiano della Calabria. L'ho scritto anche perché ho deciso che il mio prossimo lavoro sarà, come Wendy, la raccontafavole. Nel cv metterò le referenze dei miei figli, possibilmente evitando le parole contenenti doppie. E pazienza se dovrò rinunciare a "bravissima")


Fiabe vietate ai minori. E’ l’anatema che estremizza un dibattito che già da qualche anno contrappone chi continua a leggere ai propri figli le tradizionali storie animate da principi e principesse, streghe e draghi, e chi le giudica non soltanto desuete ma persino pericolose perché farebbero da incentivo a una visione distorta della società.
I detrattori (soprattutto donne) avrebbero pure le loro ragioni: nelle classiche fiabe tramandate dai secoli nelle famiglie ci sono invariabilmente fanciulle belle e addormentate che per svegliarsi aspettano un principe azzurro; padri mansueti e vessati da matrigne invidiose e crudeli; e le fanciulle di cui sopra sempre costrette a lavori da serve con l’unica alternativa di farsi sposare (e mantenere) dai principi.
Adesso però si è sfiorata la censura ufficiale, con un opuscolo pubblicato dal dipartimento per le Pari opportunità e destinato agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, dove si sconsiglia apertamente di leggere Cerentola, Biancaneve o Raperonzolo ai bambini. Con un passaggio in più: i racconti fiabeschi di cui disponiamo da Perrault, ai Grimm a Basile, sarebbero omofobe. Nell’opuscolo la stigmatizzazione è netta, precisando come nelle suddette fiabe non ci sono coppie omosessuali. Insomma solo principi e principesse, senza neanche ipotizzare una possibilità di amore e famiglia che non sia etero.

sabato 8 febbraio 2014

Felice chi è diverso

Questo mio articolo sul documentario "Felice chi è diverso" di Gianni Amelio, in questi giorni nel programma della Berlinale, è stato pubblicato il 29 gennaio sul Quotidiano della Calabria.



Gianni Amelio va alla Berlinale con un documentario dal titolo poetico - di poesia si tratta, essendo una citazione da Sandro Penna - “Felice chi è diverso”, e racconta la vita forzatamente segreta degli omosessuali italiani negli anni del fascismo e del secondo dopoguerra. Su Repubblica Natalia Aspesi punta diretta a “quella” domanda e subito sui media rimbalza il coming out. Amelio infatti risponde con chiarezza: «Sono omosessuale». E un po’ dispiace che il clamore sia tutto per questa confidenza intima (nemmeno tanto sbalorditiva nell’ambiente di lavoro del regista), che peraltro il cineasta calabrese, notoriamente schivo, concede nel dichiarato intento di responsabilità morale da parte di «chi ha una vita visibile e ha il dovere della sincerità». Ecco che «per tutti gli omosessuali, felici o no», il regista parla di sè, e nonostante con pudore aggiunga che definirlo “coming out” in un’età come la sua possa apparire «tardivo e un po’ ridicolo». 

Su LADYMEN/9

Posto questa bella recensione di Elena Tartaglione al mio libro Ladymen - Una donna racconta le trans, edito da Falzea. La recensione è pubblicata per il sito di Arcigay Valle d'Aosta, il link qui


La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, quando si parla di chi vive un’identità di donna in un corpo maschile), e che il secondo è considerato un insulto, al pari di frocio, in Sudamerica, dove lo hanno coniato. E soprattutto si associano infallibilmente le donne transessuali al mestiere della prostituzione. Quanto agli uomini transessuali, ovvero coloro che transitano dal femminile al maschile, vengono viceversa completamente ignorati.

Forbici

La trama attira come una calamita i lettori di Raymond Carver e viene un po' il sospetto della furbizia, la diffidenza verso un libro che s'immagina generato da intenzioni alternative: o il fervido omaggio di un autore a cui Carver ha mostrato la via (letteraria) o l'operazione commerciale dagli esiti tutto sommato garantiti (chi legge tutto di e su Carver leggerà anche questo).