martedì 3 settembre 2013

Gita nel paese dei mostri

Ieri notte, mentre tutti dormono, mi sveglio con la gola riarsa e vado in cucina per bere. Accendo la luce, mi verso un bicchiere d'acqua e noto un oggetto sul pavimento, vicino alla portafinestra del balcone, che ha la serranda abbassata ma è socchiusa per ventilare la stanza. L'oggetto somiglia molto al coccodrillo di gomma di mio figlio, e l'ipotesi è plausibile visto il disordine che caratterizza i giochi del piccolo e della sorella. Invece, il presunto coccodrillo, dopo essere rimasto immobile per qualche secondo, sfreccia dietro il frigorifero. La mia reazione è quella (stupida, me ne rendo conto) di scappare sigillando la porta della cucina. La mattina dopo il mostro è ovviamente scomparso, con ampie probabilità di una occulta ermanenza in qualche angolo inaccessibile e celato agli occhi. Ebbene, cosa faccio? Sperando che l'essere non stia girando per casa e augurandomi di non incontrarlo mai più, reitero in famiglia la cronaca della disavventura notturna. Con tale veemenza che Samuele (il proprietario del coccodrillo finto) - di cui mi dicono che avesse già segnalato la circolazione di un rettile senza essere creduto - al momento di sedere a tavola precisi di non voler stare "vicino a lucertola". Comportamento deprecabile il mio: ormai per me c'è poco da fare, tutta la vita continuerò a patire il terrore di insetti e animali striscianti, ma so che dovrei educare i miei figli a vincere le loro paure. Ad esempio come ha fatto il fotografo americano David Niles, che ha ritratto il figlioletto novenne sullo sfondo di catastrofi, alieni e mostri fantastici, intitolando la serie di immagini "Nate's Adventures". Ed è un modo creativo e divertente per invitare i bambini a giocare con le cose, reali o inesistenti, che fanno paura e sconfiggerle diventando eroi. Tutta fantasia, certo. Ma la paura non è forse una suggestione della mente? Ce ne accorgiamo quando siamo troppo vecchi per credere alla possibilità di un antidoto agli incantesimi che noi stessi abbiamo pronunciato rendendoci inermi, incapaci di superare quello che ci turba. I bambini possono insegnare agli adulti a non vergognarsi di "usare" l'immaginazione, se poi genitori e figli stanno al gioco insieme l'alleanza è completa...