mercoledì 9 gennaio 2013

Il seggio vacante

Ho letto “Il seggio vacante” di J.K. Rowling dopo (e nonostante) il quasi corale parere negativo della critica in Italia e all’estero. E mi è venuto in mente un pregiudizio radicato nei fruitori di letteratura, quello secondo cui un libro per ragazzi può anche essere scritto utilizzando lingua e stile poco belli (perché a contare, sempre secondo pregiudizio, lì è soprattutto la fantasia del plot), mentre una simile carenza non si perdona alla narrativa per adulti. Infatti proprio sulla qualità letteraria chiaramente non “alta” della scrittura del romanzo si è concentrata la prevalenza delle critiche. Certo, i romanzi di Harry Potter non splendevano in preziosità stilistica, ma nulla importava – il senso è questo. Io - volutamente evitando di enumerare i classici per ragazzi, da Peter Pan ad Alice nel paese delle Meraviglie - ho pensato a Sepulveda e poi anche all’Inventore di sogni di McEwan: sono libri nelle intenzioni rivolti ai lettori giovani e sono bellissimi non solo nella storia ma pure nelle parole. Sarebbe stata la stessa cosa se fossero stati scritti male?