sabato 30 giugno 2012

Il suono di una sola mano

(Questa mia recensione al libro Il suono di una sola mano, scritto da Maddalena Rostagno e edito per il Saggiatore, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Il 26 settembre 2012 saranno trascorsi ventiquattro anni dalla morte di Mauro Rostagno. Sua figlia Maddalena, che con Andrea Gentile ha raccontato questa lunga storia nel libro “Il suono di una sola mano”, celebrerà l’anniversario in aula per un’udienza del processo contro il boss Vincenzo Virga e Vito Mazzara, imputati come mandante ed esecutore per l’omicidio mafioso del sociologo e giornalista torinese. E anche se il libro edito dal Saggiatore è una rievocazione dove la pena dell'assenza si amalgama con un’allegria che proprio nel dolore è corroborante “facoltà del corpo e della mente”, come osserva nella prefazione Michele Serra, Maddalena lo ha scritto con l’unico obiettivo di parlare del processo, che dura da quasi due anni ma finora ha svolto 32 udienze con esiti ondulatori, tra le sabbie mobili delle battute d'arresto e le testarde ripartenze della verità.

lunedì 25 giugno 2012

Non c'è dolcezza

(Questa mia recensione a Non c'è dolcezza di Anida Ibrahimi, edito da Einaudi, è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)


L'argomento è controverso. Eterna lacerazione identitaria femminile tra l’essere madre biologica o adottiva. Qualcuno (soprattutto le facoltose star di Hollywood) riesce ad accumulare la bifrontalità delle esperienze, perché di figli, a poterseli permettere, più ce ne sono e meglio è. Nel nuovo romanzo di Anilda Ibrahimi, invece, i personaggi sbattono contro uno specchio implacabile, fredda parete che non si lascia valicare, eretta dalla natura a dividere i destini di due donne. Da una parte Lila, fatta per l’amore e la procreazione di figli belli e sani, dall’altra Eleni, mai corrisposta nel sentimento integerrimo verso Andrea, e soprattutto condannata a un grembo vuoto. Ed ecco, in questo “Non c’è dolcezza”, riaffiorare in tutta la spietata oggettività della scrittura - pratica che mai dev’essere assoggettata a diplomazie o eufemismi - l’inconfessabile, atavica prigionia uterina delle donne: la capacità di generare vita come attestato di completezza femminile, persino di obbligata finalità del venire al mondo in un corpo muliebre.

martedì 19 giugno 2012

Volti nella folla

(Quando ho iniziato a leggere Volti nella folla di Valeria Luiselli ho pensato, d'istinto: questo libro parla di me. Poi, mentre andavo avanti, secernendo quell'invidia sana che spinge a tirare fuori le nostre ambizioni sopite, mi sono detta: visto che parla di me è esattamente il tipo di libro che avrei dovuto scrivere io. E sono felice che qualcun altro l'abbia fatto, e di averlo letto. Posto qui la recensione che ho scritto sul Quotidiano della Calabria)



Non c’è nulla che come la scrittura sia capace di demarcare il tempo e suddividere nettamente il prima e il dopo, la giovinezza e la maturità.
Ed è tutto in questa illuminante verità la bellezza del romanzo “Volti nella folla” di Valeria Luiselli, edito in Italia per La Nuova Frontiera. Una storia fatta di frammenti molto letterari che interseca due piani di narrazione: c’è una giovane scrittrice che vive a Città del Messico, madre di due bambini piccoli e moglie di un uomo di cui sospetta l’infedeltà; e c’è anche il fantasma di Gilberto Owen, poeta conterraneo della scrittrice e appartenente all’avanguardia latinoamericana a New York negli anni Venti. La giovane scrittrice sta lavorando a un romanzo “silenzioso” e con gestazione notturna, l’unico possibile in una casa presidiata da bambini e dalle domande di un marito geloso. Geloso perché nel romanzo si racconta di una donna sregolata, che presta casa ad amici altrettanto caotici e dorme in letti altrui, fa l’amore per istinto di conoscenza e raccatta taumaturgiche piante morte per respirare l’afflato di presenze dall’aldilà. Questa donna era la giovane scrittrice qualche anno fa, quando era ancora più giovane, prima di sposarsi e diventare madre. Un’altra vita e un’altra città, a New York, un’esistenza remota difficile da riesumare adesso, tra pannolini e giocattoli gommosi ammonticchiati sulla scrivania come una bellicosa barriera all’atto della scrittura, risicato dalla continua frizione di domande infantili pressanti, che tolgono l’aria.

giovedì 14 giugno 2012

Che ne dici di baciarci?

(Questo mio articolo sul romanzo "Che ne dici di baciarci?" di Rayk Wieland, edito da Keller, è stato pubblicato sul Quotidiano della Calabria)


E’ quasi un trasognato paese dei balocchi dove però i balocchi non ci sono la Ddr (acronimo in lingua originale della ex Repubblica Democratica Tedesca) di Rayk Wieland, filosofo al debutto nella narrativa con “Che ne dici di baciarci?”, appena edito anche in Italia per Keller con la traduzione di Franco Filice. Un luogo talmente surreale e ben occultato nel bozzolo di una memoria evanescente che l’autore, in una postilla semiseria al racconto, tiene a precisare che, sì, incredibile ma vero, questa assurda Ddr è esistita.

mercoledì 6 giugno 2012

Stella d'Italia

(Questo mio articolo sul passaggio in Calabria dei camminatori di Stella d'Italia è stato pubblicato martedì 5 giugno sul Quotidiano della Calabria. Di questo articolo si parla mercoledì 6 giugno dalle 21 alle 23 su RadioSound nella trasmissione Rare tracce con Procolo Guida, dedicata alla tappa calabrese di Stella d'Italia)


Procedono i camminatori di Stella d'Italia, si spostano abbronzati dal sole acido di giugno nelle lande calabre adagiate lungo lo Jonio, una sfiancante e luminosa provincia che in questa striscia di costa è un amalgama equivocabile con il paesaggio lucano - due territori omozigoti nelle loro coriacee alopecie brulle di rocce, la vegetazione crespa e indomabile, e infine la liquida cintura del mare. Ma è da oriundi disattenti ricordarlo così, questo tragitto, nella memoria fotografica della cornice di un finestrino d'auto. Sicuramente impreciso, perché la visuale è ristretta e sfuggente. Loro, invece, vanno a piedi, impavidi dell’inospitalità geografica della Calabria: è un altro modo per dire che, in certi casi, si può scalfire una superficie respingente e arrivare al centro delle cose. Scoprire che alcuni angoli del paese sono simili ai fichidindia: ti presentano la scorza di aculei perché, come te, hanno paura, ma poi dentro c’è il buono. Se si ha voglia di trovarlo, è chiaro.

lunedì 4 giugno 2012

Dalla parte delle scrittrici

(Questa mia intervista ad Antonia Arslan è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


A Reggio Antonia Arslan, l’autrice della “Masseria delle allodole”, concludendo con la sua lezione magistrale il nono convegno nazionale di letteratura di Pietre di Scarto, è stata la madrina di un’ideale “riesumazione” della letteratura al femminile (“Una donna, un libro” era il tema del convegno). Di scrittrici di tutte le epoche, da Saffo a Elsa Morante (di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita e si parla in questi giorni non in Italia ma all’Universidad Complutense di Madrid), da Christa Wolf a Gioconda Belli, si è discusso a Reggio lanciando un sasso nelle acque almeno nella nostra Repubblica delle Lettere: è vero che le scrittrici sono meno “celebrate” degli scrittori? Un sospetto non aleatorio se si pensa alla ciclica rivendicazione di grandi autori dimenticati nonostante la reiterazione (seppur da parte di minuscoli cenacoli culturali spesso afoni nelle situazioni che contano, ovvero manifestazioni statali, fondi e recupero di testi sommersi dal tempo) di eventi e “riscoperte” a loro dedicati. Mentre molte colleghe donne non hanno neppure il conforto di questi donchisciotteschi palliativi.