venerdì 27 aprile 2012

Su MY LIFE/MY MUSIC - 1

(Posto la mia intervista al musicista Lelio Giannetto, pubblicata qui per Andy Magazine e che sarà nel libro "My life / My Music - 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano", curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag)


“Io tento una vita/ognuno si scalza e vacilla in ricerca” scriveva Salvatore Quasimodo nella poesia Curva Minore, da cui è stata battezzata l’omonima associazione culturale fondata dal contrabbassista palermitano Lelio Giannetto per divulgare musiche contemporanee generate soprattutto dall’improvvisazione. Dagli anni Ottanta Giannetto ha attraversato jazz, tradizione orale, musica classica, musica antica e “rock in opposition”, credendo nella “necessità della musica nella vita dell’uomo”.
La Sicilia nel Sud è un’isola felice per i progetti culturali. Però siamo sempre nell’Italia del post (ma lo è davvero, post?) berlusconismo, e sappiamo in che considerazione è tenuta la cultura, specialmente quando qualcuno ne fa mestiere e investimento. Com’è andata nel 1997, quando nasceva Curva Minore?



martedì 10 aprile 2012

Biancaneve

(A Pasqua, per trovare un'alternativa al maltempo e risarcire l'assenza del giorno dopo causa turno di lavoro, ho portato la piccola Alice al cinema a vedere Biancaneve. Considerato che da quando è nata, e dunque da quattro anni, io che ero una grande frequentatrice di cinema non metto piede in una sala, perché due ore libere dai bimbi, quando esistono, sono troppo preziose per chiudermi in un luogo buio e solitario - ma mi piacerebbe da matti - ogni volta che c'è un film adatto a una bambina che ama fiabe, racconti e avventure, ne approfitto. Di Biancaneve scrivo in questa recensione pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Ammettiamolo. La diffidenza verso i modelli di donna tramandati dalle fiabe non è solo un puntiglio da femministe. Escludendo la ribelle Alice nel paese delle meraviglie e al massimo Dorothy del Mago di Oz, non è che il panorama conti su ragazze particolarmente dinamiche. Principesse e affini si limitano ad aspettare (per di più passivamente, di solito addormentate a causa di qualche magia nera) l’uomo deus ex machina che le salvi dalle tante disgrazie sferzate addosso dal destino e scriva per loro l’epilogo della storia, ovvero vissero per sempre felici e contenti.

Strega d'aprile

(Questa mia recensione al libro Strega d'aprile di Majgull Axelsson, edito da Elliot, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)

In Svezia è diventato un best seller nonostante i temi (disabilità grave, famiglie problematiche, degrado sociale) non siano quelli del trend commerciale vigente. Ma al di là della trama serrata e il raffinato gioco psicologico dei personaggi (sicuri ingredienti di successo in un romanzo) “Strega d’aprile” di Majgull Axelsson, uscito qualche mese fa in Italia per Elliot, colpisce perché formalizza la verità di un argomento tabù: i genitori naturali (e in questo caso, tabù massimo, parliamo di madri) possono rovinare la vita di un figlio, e se le premesse sono queste meglio sarebbe allontanare da loro il bambino e subito rifugiarlo nell’amorevole nido di una famiglia adottiva. Perché tabù? Perché in questo romanzo non si racconta di bambini abbandonati e poi affidati a chi li alleverà, ma di tre ragazzine che vivono con le madri naturali e da esse, genitrici inadatte, vengono portate via per ritrovarsi nella casa della caritatevole zia Ellen.

domenica 8 aprile 2012

Su NOME D'ARTE GORAN/3

(Posto questa recensione di Domenica Riggio per Excurcus al mio romanzo Nome d'arte Goran - Un amore di tanti anni fa, edito da Città del Sole. Il link alla recensione è qui)

Accade, ad un certo punto della vita, di chiedersi se si è mai stati sfiorati dalla serenità, se si è mai stati pienamente soddisfatti, se si è mai stati inebriati dalla pura essenza della felicità. Ci si interroga su ogni emozione provata, raccolta, rinnegata. Ci si domanda se si possa trovare un senso, un significato a ciò che non ha un significato, se non perché racchiuso entro la sfera del trascendente. Ci si pone la questione se sia possibile soffocare la propria individualità, il proprio essere, ammesso che si tratti di annullamento, per degli ardenti ed effimeri “impulsi” sensibili e da lì capire realmente se si vive o se, tristemente ma semplicemente, si sopravvive. Esiste davvero un resoconto del nostro vissuto? Esiste la “liberalizzazione” dei nostri istinti?

La donna di pietra

(Questa mia recensione al libro La donna di pietra di Winifred Wolfe è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)


Winifred Wolfe, scomparsa nell'81, è la progenitrice di tutte le Bridget Jones e Carrie Bradshaw. Svezzata come sceneggiatrice di soap opera radiofoniche, al suo celebre "Ask any girl" (Tutte le ragazze lo sanno, titolo che ricorda soprattutto il film tratto dal libro, protagonista una Shirley McLaine in golfini attillati, calamita per uomini poco seri) deve molto la verve della letteratura per "pollastrelle" di oggi - quella chick lit che da qualche anno si è piuttosto appannata (colpa delle eccessive emulazioni) ma ha pur sempre regalato autentiche perle di genere gradite persino dai lettori d'essai (dovrei dire lettrici? Non dimentichiamo che sull'onda del target i maschi hanno risposto con una "lad lit", narrativa dei "giovanotti" di scarsa fortuna, nella cui categoria qualcuno ha pure provato a metterci Nick Hornby, mah…).