domenica 2 dicembre 2012

Malacrianza

(Questa mia recensione al libro Malacrianza di Giovanni Greco, edito da Nutrimenti, è stata pubblicata oggi, in una versione ridotta, sul Quotidiano della Calabria)
Chi è nato all’estrema punta dello Stivale riconoscerà una ritmica familiare - l’onomatopea puntuta del dialetto reggino - nella “Malacrianza” che tiene insieme i destini dei personaggi nel libro di Giovanni Greco. L’autore è originario della città dello Stretto ma nel libro edito da Nutrimenti – romanzo corale sull’infanzia dei Sud del mondo – la lingua reggina affiora con volatili allitterazioni, un sopruso ingovernabile del genius loci. Greco ammette: «Non parlo il dialetto anche se lo capisco: soprattutto capisco certi riti e comportamenti, riconosco odori e colori che, di volta in volta, mi irritano e mi commuovono». E impone la licenza letteraria per non sciogliere l’oriundo anonimato di «un paesino dell'entroterra reggino dove più volte sono stato “deportato” in visita quando ero piccolo e che ho trasfigurato nella scrittura: lì c'è il concentrato di tutte le dolci contraddizioni che le mie origini continuano a ispirarmi».

mercoledì 21 novembre 2012

Scampia e Cariddi

(Questa mia recensione a "Scampia e Cariddi, viaggio tra i giovani del Sud al tempo della crisi" è stato pubblicato oggi, in una versione ridotta, sul Quotidiano della Calabria)

Qualcuno gli appiopperebbe subito l’etichetta della generazione “choosy”: perché provano a vincere un concorsone e “vuliss ‘a maronn”, però già lo sanno che sarebbero infelici a lasciare casa loro e stabilirsi in una brumosa periferia lombarda. Insomma è gente incontentabile: mai sia che in tempo di recessione si possa ancora ambire al tipo di vita che si vorrebbe davvero, quella per cui si è studiato, perso, rinunciato. Certo è più sbrigativo liquidarli come schizzinosi, questi giovani raccontati nel libro Scampia e Cariddi (Editori Riuniti) dai giornalisti Francesco De Filippo e Maria Frega, che è un’inchiesta con latitudine a sud ma mentre si legge la geografia non c’entra più tanto.

giovedì 8 novembre 2012

We have a Dream

Qualcuno me l’ha detto apertamente, con la spavalda spontaneità del nostro alveo localistico e naif. In fondo – mi han detto – a te cosa importa se Obama ha vinto? Quella è l’America e noi siamo in Calabria, qui non cambia nulla. A chi la pensa così probabilmente è inutile spiegare perché ho seguito quasi in diretta sul web (fuso orario e bambini permettendo…) la rielezione di Barack Obama e perché mi sono commossa e ho pensato che doveva accadere e che se non fosse accaduto sarebbe stato preoccupante. Ma io ci provo sempre, ugualmente, giacché sono calabrese e con gli altri calabresi, giocoforza, ho a che fare ogni giorno.

lunedì 22 ottobre 2012

Giovani d'oggi

"Questi giovani d'oggi!", avrebbero sospirato Totò e Fabrizi esasperate dalle stranezze dei figli. Sì, i giovani d'oggi - e considerando che dall'epoca dell'indimenticabile film di tempo ne è passato - hanno difetti e manie francamente insopportabili (i miei figli sono ancora lontani dall'età terribile dell'adolescenza ma mi sto già allenando alla lamentosità dei "matusa"). Però da qui a dire, oggi e in Italia, che sono "schizzinosi" riguardo al lavoro, ce ne vuole. Soprattutto se a dirlo è un ministro del governo.

mercoledì 17 ottobre 2012

Il ricordo d'infanzia

Se volete sapere cosa rappresenta la foto, cliccate qui. E adesso che siete lì, guardate e leggete anche tutto il resto: è uno spiraglio su piccoli mondi gioiosi.

domenica 14 ottobre 2012

Lo specchio dei desideri

In casa abbiamo deciso che a quattro anni e mezzo, Alice è abbastanza grande per passare dalla lettura dei libretti illustrati di poche pagine - quelli, per intenderci, che "durano poco" e possono essere letti interamente prima del sonno - alle storie "vere", ovvero quelle che, come nei libri di mamma, per arrivare alla fine vanno lette per tante sere. L'onore di inaugurare questo nuovo tipo di lettura è spettato a uno dei miei scrittori di culto, Jonathan Coe, che in questi giorni ha pubblicato in Italia per Feltrinelli il romanzo per ragazzi "Lo specchio dei desideri".

giovedì 27 settembre 2012

Most Popular 2 / IPhone 5

Per la serie Most Popular anche oggi trovo una indiscutibile str...zata che susciterà l'interesse di un copioso numero di navigatori. Si tratta nientemeno che della notte bianca per il debutto dell'IPhone 5, l'ultimo attesissimo modello di supertelefonino della Apple. Uau. In tutto il mondo e naturalmente, da bravi gregari anche in Italia, stasera la gente a mezzanotte in punto sarà in fila davanti ai negozi che inizieranno a mettere in vendita il gioiellino tecnologico. Contenti di averlo subito, di essere i primi a spendere in tempo reale i 700-900 euro necessari ad aggiudicarsi l'oggetto del desiderio.

mercoledì 26 settembre 2012

Most Popular 1 / Kate Middleton

Inauguro oggi una serie di post (Most Popular), con brevi commenti su argomenti spesso idioti e di cui non mi importa assolutamente nulla, ma che sono molto cliccati e dunque influiranno sulle statistiche del mio blog. Sarà idiosincratico ma, spero, utile. Inizio oggi con l'ultima notizia sulla duchessa di Cambridge Kate Middleton.
 
Kate mi piace molto. E' bella, ha un fisico pazzesco (anche se, dopo le foto dello scandalo, in molti l'hanno lapidata per l'assenza di tette) e indossa abiti meravigliosi, comprese le monotone e costosissime decolleté LK Bennet d'un divino ibrido tra i colori grigio perla e crema. Ciò non toglie che, ammirazione personale a parte, di vederla giorno e notte su giornali e agenzie non se ne può più. Stavolta accade perché la malcapitata, agendo in buonafede per omaggiare il popolo delle Solomon Islands, ha messo su quello che credeva essere il costume nazionale di detto arcipelago, ritrovandosi invece con il costume delle Isole Cook.

sabato 22 settembre 2012

Eravamo bambini abbastanza

"Eravamo bambini abbastanza" è il titolo del romanzo di Carola Susani edito da Minimum fax, ma potrebbe essere anche una lapidaria asserzione che schiarisce fori di dogmatica ragione nel mistero insondabile della storia, dove un gruppo di ragazzini di diversa provenienza geografica vagabondano ed elemosinano in giro per l'Italia dopo essere stati rapiti da un uomo di cui conosceremo solo il nomignolo con cui lo chiamano i piccoli, Raptor, a causa della fisionomia e le movenze di predatore. Si è dunque abbastanza bambini per attraversare il diaframma che separa il bene dal male, o forse la giusta definizione è un elastico teso tra la sudditanza obbligata dell'infanzia e la tentazione della libertà. C'è infatti nel peregrinare di questi bambini - che nel romanzo è raccontata dall'ultimo arrivato nel gruppo, Manuel - un frenetico senso di onnipotenza e questa inedita esistenza da fuorilegge somiglia a una lenta, inesorabile tossicità dell'animo.

venerdì 21 settembre 2012

Prudenti come serpenti

Si può essere femministe se si vive nell'harem legalizzato di un poligamo? Certamente no, ma somiglia almeno a una forma di resistenza l'ironia indirizzata alla natura maschile sfoggiata dalle mogli dell'ottuso Baba Segi nel romanzo Prudenti come serpenti dell'autrice nigeriana Lola Shoneyin (lei sì femminista, ma nipote di un poligamo, e tale eredità familiare le ha permesso di attingere ai racconti della nonna e trovare una fonte accreditata per il libro). Dunque, se la storia è romanzesca, non lo sono l'ambientazione e i sentimenti delle quattro spose di un uomo con il culto della virilità. Il che non impedisce alle donne di formulare pensieri "irrispettosi" verso l'altro, predominante sesso. Ad esempio che l'uomo vale soltanto per l'appendice che possiede tra le gambe e neanche tanto, giacché potrebbe essere egregiamente sostituito da una banana. Oppure che Dio ha donato i testicoli agli uomini per sopperire allo scarso peso del loro cervello.

giovedì 20 settembre 2012

L'amore non ha fine

E' il genere di romanzo per il quale nel gergo più abusato della critica si raccomanda di tenere pronti i fazzoletti. In "L'amore non ha fine" di Kathleen McMahon, edito da Bompiani, siamo dalle parti di "Love Story" e i lettori attratti dal genere romance trovano qui una delle migliori combinazioni tra sentimento e dramma disponibili in materia: una coppia di anime gemelle che s'unisce dopo una serie di fallimenti amorosi che lasciavano poche illusioni future da ambo le parti, l'idillio e la passione, e infine l'ombra della morte a tingere di nero il destino dei due. Sintetizzata così sembrerebbe una storia con poco o nulla di nuovo, ma la lezione di "Un giorno" di David Nicholls insegna che il romanzo d'amore è vivo e gode di ottima salute. Sarà perché, da Via col vento ai giorni nostri, nonostante controindicazioni varie, corna, amanti psicopatici e guerre legali per l'affidamento dei figli, ci si continua a innamorare, e a volerne leggere nei libri.

lunedì 16 luglio 2012

Una terapia anglosassone

(Questo racconto l'ho scritto per un'antologia al femminile su un tema molto insolito, a cui mi è stata proposta la partecipazione. Si farà? Il progetto è sfumato? Al momento non ho notizie dello stato dell'opera...)


“Hai sentito? Era la porta?”
Umberto sbarrava le pupille al buio come un gatto – adoravo il baluginare instabile di quei forellini nell’iride color miele, lui non avrebbe potuto scrutarmi a quel modo, troppo neri i miei occhi, strati sovrapposti e impossibili da separare anche sotto la luce più forte. Avevo scosso la testa, un fiotto di fumo che si contorceva in onde friabili fuori dalle mie narici.
Lui s’era seduto sul letto ed era rimasto immobile qualche istante. Poi aveva annuito: “Sì, era la porta. E’ tornata Abby”. Mi aveva baciato e dalla finestra avevamo seguito la scia puntiforme dell’ultimo volo per Milano. Conoscevamo a memoria tutti gli orari delle partenze. “Certe volte penso che è per questo che mi ami - aveva detto Umberto trattenendomi il mento tra indice e pollice – perché io sono l’aereo del tuo futuro”.

sabato 30 giugno 2012

Il suono di una sola mano

(Questa mia recensione al libro Il suono di una sola mano, scritto da Maddalena Rostagno e edito per il Saggiatore, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Il 26 settembre 2012 saranno trascorsi ventiquattro anni dalla morte di Mauro Rostagno. Sua figlia Maddalena, che con Andrea Gentile ha raccontato questa lunga storia nel libro “Il suono di una sola mano”, celebrerà l’anniversario in aula per un’udienza del processo contro il boss Vincenzo Virga e Vito Mazzara, imputati come mandante ed esecutore per l’omicidio mafioso del sociologo e giornalista torinese. E anche se il libro edito dal Saggiatore è una rievocazione dove la pena dell'assenza si amalgama con un’allegria che proprio nel dolore è corroborante “facoltà del corpo e della mente”, come osserva nella prefazione Michele Serra, Maddalena lo ha scritto con l’unico obiettivo di parlare del processo, che dura da quasi due anni ma finora ha svolto 32 udienze con esiti ondulatori, tra le sabbie mobili delle battute d'arresto e le testarde ripartenze della verità.

lunedì 25 giugno 2012

Non c'è dolcezza

(Questa mia recensione a Non c'è dolcezza di Anida Ibrahimi, edito da Einaudi, è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)


L'argomento è controverso. Eterna lacerazione identitaria femminile tra l’essere madre biologica o adottiva. Qualcuno (soprattutto le facoltose star di Hollywood) riesce ad accumulare la bifrontalità delle esperienze, perché di figli, a poterseli permettere, più ce ne sono e meglio è. Nel nuovo romanzo di Anilda Ibrahimi, invece, i personaggi sbattono contro uno specchio implacabile, fredda parete che non si lascia valicare, eretta dalla natura a dividere i destini di due donne. Da una parte Lila, fatta per l’amore e la procreazione di figli belli e sani, dall’altra Eleni, mai corrisposta nel sentimento integerrimo verso Andrea, e soprattutto condannata a un grembo vuoto. Ed ecco, in questo “Non c’è dolcezza”, riaffiorare in tutta la spietata oggettività della scrittura - pratica che mai dev’essere assoggettata a diplomazie o eufemismi - l’inconfessabile, atavica prigionia uterina delle donne: la capacità di generare vita come attestato di completezza femminile, persino di obbligata finalità del venire al mondo in un corpo muliebre.

martedì 19 giugno 2012

Volti nella folla

(Quando ho iniziato a leggere Volti nella folla di Valeria Luiselli ho pensato, d'istinto: questo libro parla di me. Poi, mentre andavo avanti, secernendo quell'invidia sana che spinge a tirare fuori le nostre ambizioni sopite, mi sono detta: visto che parla di me è esattamente il tipo di libro che avrei dovuto scrivere io. E sono felice che qualcun altro l'abbia fatto, e di averlo letto. Posto qui la recensione che ho scritto sul Quotidiano della Calabria)



Non c’è nulla che come la scrittura sia capace di demarcare il tempo e suddividere nettamente il prima e il dopo, la giovinezza e la maturità.
Ed è tutto in questa illuminante verità la bellezza del romanzo “Volti nella folla” di Valeria Luiselli, edito in Italia per La Nuova Frontiera. Una storia fatta di frammenti molto letterari che interseca due piani di narrazione: c’è una giovane scrittrice che vive a Città del Messico, madre di due bambini piccoli e moglie di un uomo di cui sospetta l’infedeltà; e c’è anche il fantasma di Gilberto Owen, poeta conterraneo della scrittrice e appartenente all’avanguardia latinoamericana a New York negli anni Venti. La giovane scrittrice sta lavorando a un romanzo “silenzioso” e con gestazione notturna, l’unico possibile in una casa presidiata da bambini e dalle domande di un marito geloso. Geloso perché nel romanzo si racconta di una donna sregolata, che presta casa ad amici altrettanto caotici e dorme in letti altrui, fa l’amore per istinto di conoscenza e raccatta taumaturgiche piante morte per respirare l’afflato di presenze dall’aldilà. Questa donna era la giovane scrittrice qualche anno fa, quando era ancora più giovane, prima di sposarsi e diventare madre. Un’altra vita e un’altra città, a New York, un’esistenza remota difficile da riesumare adesso, tra pannolini e giocattoli gommosi ammonticchiati sulla scrivania come una bellicosa barriera all’atto della scrittura, risicato dalla continua frizione di domande infantili pressanti, che tolgono l’aria.

giovedì 14 giugno 2012

Che ne dici di baciarci?

(Questo mio articolo sul romanzo "Che ne dici di baciarci?" di Rayk Wieland, edito da Keller, è stato pubblicato sul Quotidiano della Calabria)


E’ quasi un trasognato paese dei balocchi dove però i balocchi non ci sono la Ddr (acronimo in lingua originale della ex Repubblica Democratica Tedesca) di Rayk Wieland, filosofo al debutto nella narrativa con “Che ne dici di baciarci?”, appena edito anche in Italia per Keller con la traduzione di Franco Filice. Un luogo talmente surreale e ben occultato nel bozzolo di una memoria evanescente che l’autore, in una postilla semiseria al racconto, tiene a precisare che, sì, incredibile ma vero, questa assurda Ddr è esistita.

mercoledì 6 giugno 2012

Stella d'Italia

(Questo mio articolo sul passaggio in Calabria dei camminatori di Stella d'Italia è stato pubblicato martedì 5 giugno sul Quotidiano della Calabria. Di questo articolo si parla mercoledì 6 giugno dalle 21 alle 23 su RadioSound nella trasmissione Rare tracce con Procolo Guida, dedicata alla tappa calabrese di Stella d'Italia)


Procedono i camminatori di Stella d'Italia, si spostano abbronzati dal sole acido di giugno nelle lande calabre adagiate lungo lo Jonio, una sfiancante e luminosa provincia che in questa striscia di costa è un amalgama equivocabile con il paesaggio lucano - due territori omozigoti nelle loro coriacee alopecie brulle di rocce, la vegetazione crespa e indomabile, e infine la liquida cintura del mare. Ma è da oriundi disattenti ricordarlo così, questo tragitto, nella memoria fotografica della cornice di un finestrino d'auto. Sicuramente impreciso, perché la visuale è ristretta e sfuggente. Loro, invece, vanno a piedi, impavidi dell’inospitalità geografica della Calabria: è un altro modo per dire che, in certi casi, si può scalfire una superficie respingente e arrivare al centro delle cose. Scoprire che alcuni angoli del paese sono simili ai fichidindia: ti presentano la scorza di aculei perché, come te, hanno paura, ma poi dentro c’è il buono. Se si ha voglia di trovarlo, è chiaro.

lunedì 4 giugno 2012

Dalla parte delle scrittrici

(Questa mia intervista ad Antonia Arslan è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


A Reggio Antonia Arslan, l’autrice della “Masseria delle allodole”, concludendo con la sua lezione magistrale il nono convegno nazionale di letteratura di Pietre di Scarto, è stata la madrina di un’ideale “riesumazione” della letteratura al femminile (“Una donna, un libro” era il tema del convegno). Di scrittrici di tutte le epoche, da Saffo a Elsa Morante (di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita e si parla in questi giorni non in Italia ma all’Universidad Complutense di Madrid), da Christa Wolf a Gioconda Belli, si è discusso a Reggio lanciando un sasso nelle acque almeno nella nostra Repubblica delle Lettere: è vero che le scrittrici sono meno “celebrate” degli scrittori? Un sospetto non aleatorio se si pensa alla ciclica rivendicazione di grandi autori dimenticati nonostante la reiterazione (seppur da parte di minuscoli cenacoli culturali spesso afoni nelle situazioni che contano, ovvero manifestazioni statali, fondi e recupero di testi sommersi dal tempo) di eventi e “riscoperte” a loro dedicati. Mentre molte colleghe donne non hanno neppure il conforto di questi donchisciotteschi palliativi.

giovedì 31 maggio 2012

Rodinbecco

(C'è Mattia Galesi, un ragazzino di undici anni che ha superato un dolore - la morte dell'adorato cricetino, il primo lutto nella vita di un bambino - scrivendo fiabe. Ne ho parlato in questo articolo per il Quotidiano della Calabria)



C’era una volta un bambino, Mattia, che amava gli animali. In casa di Mattia arrivò un criceto che giocava con lui pizzicandogli le dita. Sembrava che anziché con i denti, il criceto picchiettasse la mano del bambino con un muso appuntito, e per questo il bambino lo chiamò Rodinbecco. I due erano molto amici ma un giorno Rodinbecco morì e Mattia iniziò a sentirsi solo e triste. Qualche mese dopo sua madre lo trovò impegnato a scrivere con grande concentrazione e gli chiese cosa facesse. Mattia rispose: «Sto inventando una storia su Rodinbecco, così lui vivrà nelle mie straordinarie avventure e non morirà mai più».

lunedì 28 maggio 2012

Le difettose

(Questa mia recensione del libro "Le difettose" di Eleonora Mazzoni, edito da Einaudi, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Questo libro è un dedalo di sigle. All’inizio gira la testa, ma presto ci si orienta tra i medicali Icsi (che sta per l’impronunciabile iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) e Fivet (fecondazione in vitro ed embryo transfer), fino al tenero Cub (Cerco un Bimbo, nome di un noto forum internet di donne con problemi a concepire). Avendo soldi come le mamme “anta” del mondo dello spettacolo, all’estero sarebbe tutto più facile, ma la recente conferma del divieto sull’eterologa lascia poche speranze alle italiane. Di certo, se già l’aggressione asettica degli acronimi basta a disorientare chi non è passata sotto le forche caudine della procreazione assistita, l’espediente narrativo di Eleonora Mazzoni in “Le difettose” è efficace a far scattare l’empatia con il lettore - o forse dovremmo dire, ammettendo la qui inevitabile ghettizzazione dei target, delle lettrici. Non che questo romanzo d’esordio (ispirato alla vita vera) non possa coinvolgere un uomo (nella faccenda loro c’entrano...), ma ciò di cui si parla è pur sempre il corpo delle donne. E che si sia madri o no, che si abbia dato alla luce un figlio grazie alla natura o con “l’aiutino” della scienza, l’argomento è, per una volta, troppo sessuato per una percezione comune di maschi e femmine.

giovedì 24 maggio 2012

Maria Perrotta neomamma al pianoforte

(Maria Perrotta è una pianista di talento che lo scorso gennaio ha fatto parlare di sé per un concerto di 80 minuti - le difficoltose Variazioni Goldberg - eseguito al nono mese di gravidanza. Ieri è tornata al lavoro con bimba al seguito. Posto quello che ho scritto di lei, pubblicato sul Quotidiano della Calabria)


L'ultimo concerto lo aveva fatto lo scorso gennaio a Lugo di Romagna: viso splendente di futura mamma e abito da sera blu che mostrava la perfetta rotondità del nono mese di gravidanza, sotto i tasti la lunga rincorsa delle bachiane Variazioni Goldberg al pianoforte. Un'esecuzione di 80 minuti più bis che aveva regalato un primato (e popolarità mediatica) alla cosentina Maria Perrotta. A stare seduta al piano con tanto pancione era riuscita soltanto, nell'Ottocento, Clara Wieck, moglie di Robert Schumann (dieci gravidanze e otto figli senza mai perdere un concerto).

I miei libri al Salone di Torino

Gli amici di Bottega editoriale mi fanno un bel regalo inviandomi le fotografie di due miei libri esposti all'ultimo Salone del libro di Torino. Si tratta di Nome d'arte Goran (Città del Sole) e Ladymen (Falzea). Grazie, è emozionante esserci stata... spero di partecipare anche fisicamente (e magari con un libro nuovo) l'anno prossimo, con i bimbi più cresciuti.





mercoledì 23 maggio 2012

Tremotino nella faida

(Dopo uno spettacolo di marionette al compleanno di un amichetto, Tremotino è diventata una delle fiabe preferite di mia figlia. Ne ho scritto, per il Quotidiano della Calabria, in questo articolo)


E’ tra le fiabe più “nere” dei fratelli Grimm quella del malefico nano Tremotino, che con i suoi poteri aiuta una fanciulla in difficoltà ma poi, quando la ragazza diventa regina, pretende come riscatto il sacrificio del suo primogenito.
Alla maggior parte dei bambini e dei loro genitori forse il nano diabolico sarà probabilmente più familiare come personaggio della saga di Shrek, ma l’originaria invenzione dei Grimm ha poi ispirato altre fiabe tradizionali, tra cui “Le sette cotennine” di Basile, decisamente edulcorata e dove non appare nessun essere infernale. Le versioni della storia tramandate in Italia, Svezia e Inghilterra, pur incentrate su figure non certo rassicuranti di nani, omini deformi o addirittura diavoli, non arrivano però alla somma maestria dark dei fratelli tedeschi. Almeno fino a quando in scena entrano la ‘ndrangheta e l’immaginaria faida tra Mugnai, Principi e Porcari.

Su MY LIFE MY MUSIC / 2

(Questa mia intervista alla manager di spettacolo Giovanna Mascetti è pubblicata su Andy Magazine e farà parte del libro "My Life My Music/ 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano" a cura di Gianmichele Taormina ed edito da Andy)


Il suo curriculum vitæ, come lei stessa lo definisce, è “vario ed eventuale”. Dentro ci sono gli studi filosofici, la professione di architetto d’interni, la creazione dell’agenzia discografica Verdearancio, la produzione di dischi e l’organizzazione di eventi jazzistici, l’attività di manager per artisti come Fabrizio Bosso, Lorenzo Tucci, Paolo Fresu, Roberto Cecchetto, Antonio Jasevoli e Rita Marcotulli. Abituata a scrivere biografie in terza persona, Giovanna Mascetti si porta dentro tutti i nomi che attraversano la sua vita. E se parla dei “suoi” musicisti, usa la parola amicizia ma anche fratello e sorella.

sabato 19 maggio 2012

Hedy Lamarr la donna gatto

(Questa mia recensione al libro "Hedy Lamarr la donna gatto" di Edoardo Segantini, edito da Rubbettino, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Bella e dotata di cervello. Nonostante pensiero femminista, conquiste e politiche paritarie, per qualunque donna questo binomio è un’ovvietà che ancora va difesa dai pregiudizi sessisti. E per fortuna che almeno uno di quelli che ci reciterebbe su all’impronta una barzelletta volgare sembra uscito di scena. Ma in questa storia siamo a Hollywood e negli anni ‘40. Lei, la bella con sinapsi ben funzionanti, è Hedy Lamarr, che, fintamente svampita, commenta: «Ogni ragazza può essere affascinante. Tutto quello che devi fare è stare immobile e apparire stupida».

mercoledì 16 maggio 2012

Suicidi di Stato

Com’è noto a chi fa il giornalista, i suicidi, per regola generale, valgono un colonnino di taglio basso, in fondo alla pagina. Se ne dà notizia soltanto se riguardano personaggi pubblici o avvengono in un contesto di interesse sociale. Altrimenti queste rimangono private storie di disperazione: non se scrive per rispetto, o forse – sono maliziosa ma lo dico perché conosco l’ambiente - perché il povero cristo depresso, quello che salta dal sesto piano senza visibili interpretazioni, solo perché non vuole più vivere, è roba che non fa vendere il giornale. 

Qualcosa di scritto

(Questa mia recensione a Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)


Ad incombere sulla storia c’è l’oggetto polimorfo Petrolio, scagliato oltre la morte nell’estrema ricerca di una verità esistenziale mostruosa e flagellante come quel testo elefantiaco, fuori misura e fuori genere, indifferente ad obiettivi di comprensione. “Qualcosa di scritto” lo nominava Pasolini con una formula così vergine, interamente scabra nel suo perimetro terminologico, da racchiudere il tutto e il nulla della scrittura stesa.

martedì 15 maggio 2012

Basta compiti!

(Da mamma lavoratrice uno dei miei peggiori incubi è costituito dal prefigurarmi i pomeriggi post-scolastici dei figli. Io avevo una madre che insegnava e dopo pranzo poteva incatenarsi insieme a me alla sedia per risolvere equazioni, ripassare capitoli di storia e geografia, combattere con i dizionari di greco e latino. In questo momento, lavorativamente parlando, mi riesce difficile guardare più lontano del prossimo autunno, ma il presupposto è quello di una latitanza forzata dai compiti a casa dei bambini. Ecco perché ho scritto questo articolo, pubblicato in una versione più breve sul Quotidiano della Calabria, a proposito del libro "Basta compiti!" di Maurizio Parodi, edito da Sonda, e sono entrata nel club dei genitori anti-compiti.)


«Non c’è da meravigliarsi se l’immaginazione, nelle nostre scuole, sia trattata da parente povera, a tutto vantaggio dell’attenzione e della memoria; se ascoltare pazientemente e ricordare scrupolosamente costituiscano le caratteristiche dello scolaro modello; che è il più comodo e malleabile». Quando, in “La grammatica della fantasia”, Gianni Rodari scrisse queste parole eravamo nel 1973. Trentanove anni dopo, nella scuola italiana è cambiato di tutto tranne quest’impostazione in cui l’orientamento didascalico è nettamente preferito a quello educativo. Spartiacque tra due differenti modi di insegnare negli ultimi tempi sembrano essere i compiti a casa. A Calgary, in Canada, già tre anni fa una coppia di genitori ha ottenuto con sentenza del tribunale l’abolizione dei compiti per i due figli scolari in una scuola elementare cattolica, che adesso per loro ha dovuto predisporre un piano differenziato con esercizi da eseguire in classe e riepiloghi domestici di tipo pratico. Danilo Dolci, che paragonava la “diversità” di ogni discente ai fiocchi di neve, sarebbe d’accordo.

lunedì 14 maggio 2012

La rivalità delle grandi donne

Dietro ogni grande uomo c’è posto per una sola grande donna. Così commentano malignamente le agenzie di mezzo mondo alla notizia che nel nuovo libro di Ed Klein, The Amateur Barack Obama c’è il dettagliato rapporto sul defenestramento di Oprah Winfrey dall’attuale campagna del presidente. A non gradire la signora del giornalismo televisivo sarebbe, e già da tempo, Michelle. Per motivi di gelosia, si sottintende, lasciando l’equivoco se la rivalità nella vita di Barack sia sessuale o più in generale carismatica tra la first lady americana e l’altrettanto mediaticamente potente Oprah.
Di Michelle Obama ho scritto nel mio libro 10 grandi donne dietro 10 grandi uomini, e nel contesto della locuzione scelta come titolo e argomento per una provocazione in certi ambienti biasimata (ma come, le donne ancora “dietro”? – mi hanno accusata molte militanti). Se, però, come ho sostenuto nel libro, in una forte coppia costituita da un uomo e una donna un comune accordo di ruoli è inevitabile (se uno è presidente, l’altra deve giocoforza essere comprimaria, e questo non dipende dalle qualità o dal sesso), la questione del (presunto) scontro tra Michelle O. e Winfrey rientra, a mio parere, in un contesto che ha molto a che fare con il sesso.

MaliNati

(Questa mia recensione a MaliNati di Angela Bubba è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


L’Incipit è potente. Uno schermo televisivo degli orrori, corpi e volumi confusi dannati in un calore inferico di fiamme. Qualcuno forse è morto, e un profilo buio, esanime, resta incollato al monitor come l’inutile cadavere di un insetto sul vetro. È Rosarno, l’iraconda saturazione della Chinatown calabrese. Ma in Calabria i morti non sono quelli che non respirano più.
Con “MaliNati”, appena pubblicato per Bompiani, Angela Bubba scrive impastando rabbia e dolore. Perché essere calabrese a ventitré anni è una condizione devastante e poco importa se, nel trend editoriale degli ultimi anni, dove Sud e questione meridionale sono analizzati nella parabola di una rinascita - il redivivo mito della Terronia Felix – l’invettiva di Angela appaia politicamente scorretta. «In maniera molto naturale, istintiva – mi dice la scrittrice di Mesoraca - mi sono lasciata guidare dall’esigenza che avevano queste nuove storie: essere cioè raccontate in un modo piuttosto che in un altro». Ovvero una narrazione interiore, che non è romanzo ma vita, con picchi di gioia e cadute in un’infelicità cancrenatica, difficile da estirpare. Certe cose sono sedimentate in uno stato dell’anima, certe parole devono essere pronunciate anche se fa male, e se guastano la superficie stuccata ad arte da una politica alla quale conviene che invece non se ne parli. Quella di Angela Bubba è una contemporanea “conversazione in Calabria” che attraversa i temi di una generazione a cui è stata sottratta la giovinezza. E se Elio Vittorini rivendicava la finzione della storia - quel nome Sicilia scelto per l’armonia del suono - Angela vuole intenderlo davvero, Calabria.

sabato 12 maggio 2012

Buona festa della Mamma

Per me la festa della mamma è iniziata quindici giorni fa. Grande attesa di Alice che pretende festeggiamenti in piena regola con musica, torta e amichetti invitati a casa; tenerissime canzoncine e filastrocche recitate in largo anticipo ma con l’embargo sulla letterina, che non devo aprire fino a domani, pur nella magnanima concessione a sbirciare dall’esterno; obbligo, come si diceva, di dolce preparato oggi prima di venire in redazione, per salvare un po’ d’ozio domenicale.
Fin qui il mio privato. Nel mondo, invece, questa festa della mamma mi sembra più che mai all’insegna della dissertazione sociologica. Ovvero, mamme internazionalmente contro la dimensione “commerciale” del Mother’s Day, e dobbiamo per forza interrogarci, apparire impegnate, discutere di cosa significa essere madri.

venerdì 27 aprile 2012

Su MY LIFE/MY MUSIC - 1

(Posto la mia intervista al musicista Lelio Giannetto, pubblicata qui per Andy Magazine e che sarà nel libro "My life / My Music - 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano", curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag)


“Io tento una vita/ognuno si scalza e vacilla in ricerca” scriveva Salvatore Quasimodo nella poesia Curva Minore, da cui è stata battezzata l’omonima associazione culturale fondata dal contrabbassista palermitano Lelio Giannetto per divulgare musiche contemporanee generate soprattutto dall’improvvisazione. Dagli anni Ottanta Giannetto ha attraversato jazz, tradizione orale, musica classica, musica antica e “rock in opposition”, credendo nella “necessità della musica nella vita dell’uomo”.
La Sicilia nel Sud è un’isola felice per i progetti culturali. Però siamo sempre nell’Italia del post (ma lo è davvero, post?) berlusconismo, e sappiamo in che considerazione è tenuta la cultura, specialmente quando qualcuno ne fa mestiere e investimento. Com’è andata nel 1997, quando nasceva Curva Minore?



martedì 10 aprile 2012

Biancaneve

(A Pasqua, per trovare un'alternativa al maltempo e risarcire l'assenza del giorno dopo causa turno di lavoro, ho portato la piccola Alice al cinema a vedere Biancaneve. Considerato che da quando è nata, e dunque da quattro anni, io che ero una grande frequentatrice di cinema non metto piede in una sala, perché due ore libere dai bimbi, quando esistono, sono troppo preziose per chiudermi in un luogo buio e solitario - ma mi piacerebbe da matti - ogni volta che c'è un film adatto a una bambina che ama fiabe, racconti e avventure, ne approfitto. Di Biancaneve scrivo in questa recensione pubblicata sul Quotidiano della Calabria)


Ammettiamolo. La diffidenza verso i modelli di donna tramandati dalle fiabe non è solo un puntiglio da femministe. Escludendo la ribelle Alice nel paese delle meraviglie e al massimo Dorothy del Mago di Oz, non è che il panorama conti su ragazze particolarmente dinamiche. Principesse e affini si limitano ad aspettare (per di più passivamente, di solito addormentate a causa di qualche magia nera) l’uomo deus ex machina che le salvi dalle tante disgrazie sferzate addosso dal destino e scriva per loro l’epilogo della storia, ovvero vissero per sempre felici e contenti.

Strega d'aprile

(Questa mia recensione al libro Strega d'aprile di Majgull Axelsson, edito da Elliot, è stata pubblicata sul Quotidiano della Calabria)

In Svezia è diventato un best seller nonostante i temi (disabilità grave, famiglie problematiche, degrado sociale) non siano quelli del trend commerciale vigente. Ma al di là della trama serrata e il raffinato gioco psicologico dei personaggi (sicuri ingredienti di successo in un romanzo) “Strega d’aprile” di Majgull Axelsson, uscito qualche mese fa in Italia per Elliot, colpisce perché formalizza la verità di un argomento tabù: i genitori naturali (e in questo caso, tabù massimo, parliamo di madri) possono rovinare la vita di un figlio, e se le premesse sono queste meglio sarebbe allontanare da loro il bambino e subito rifugiarlo nell’amorevole nido di una famiglia adottiva. Perché tabù? Perché in questo romanzo non si racconta di bambini abbandonati e poi affidati a chi li alleverà, ma di tre ragazzine che vivono con le madri naturali e da esse, genitrici inadatte, vengono portate via per ritrovarsi nella casa della caritatevole zia Ellen.

domenica 8 aprile 2012

Su NOME D'ARTE GORAN/3

(Posto questa recensione di Domenica Riggio per Excurcus al mio romanzo Nome d'arte Goran - Un amore di tanti anni fa, edito da Città del Sole. Il link alla recensione è qui)

Accade, ad un certo punto della vita, di chiedersi se si è mai stati sfiorati dalla serenità, se si è mai stati pienamente soddisfatti, se si è mai stati inebriati dalla pura essenza della felicità. Ci si interroga su ogni emozione provata, raccolta, rinnegata. Ci si domanda se si possa trovare un senso, un significato a ciò che non ha un significato, se non perché racchiuso entro la sfera del trascendente. Ci si pone la questione se sia possibile soffocare la propria individualità, il proprio essere, ammesso che si tratti di annullamento, per degli ardenti ed effimeri “impulsi” sensibili e da lì capire realmente se si vive o se, tristemente ma semplicemente, si sopravvive. Esiste davvero un resoconto del nostro vissuto? Esiste la “liberalizzazione” dei nostri istinti?

La donna di pietra

(Questa mia recensione al libro La donna di pietra di Winifred Wolfe è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)


Winifred Wolfe, scomparsa nell'81, è la progenitrice di tutte le Bridget Jones e Carrie Bradshaw. Svezzata come sceneggiatrice di soap opera radiofoniche, al suo celebre "Ask any girl" (Tutte le ragazze lo sanno, titolo che ricorda soprattutto il film tratto dal libro, protagonista una Shirley McLaine in golfini attillati, calamita per uomini poco seri) deve molto la verve della letteratura per "pollastrelle" di oggi - quella chick lit che da qualche anno si è piuttosto appannata (colpa delle eccessive emulazioni) ma ha pur sempre regalato autentiche perle di genere gradite persino dai lettori d'essai (dovrei dire lettrici? Non dimentichiamo che sull'onda del target i maschi hanno risposto con una "lad lit", narrativa dei "giovanotti" di scarsa fortuna, nella cui categoria qualcuno ha pure provato a metterci Nick Hornby, mah…).

venerdì 30 marzo 2012

Il mio ricordo di Andrea Frezza

(Ieri se n'è andata una persona a cui volevo bene. Andrea Frezza era un regista e scrittore capace di letture della realtà intuitive e profonde, e soprattutto è stato un amico e mi mancheranno le nostre conversazioni, l'intesa sincera che esisteva tra noi e che non è facile trovare. Per lui ho scritto il ricordo che posto qui ed è pubblicato sul Quotidiano della Calabria a questo link). 


Ho conosciuto Andrea Frezza dieci anni fa per motivi di lavoro. Stava effettuando un sopralluogo per un film – uno dei suoi vitali progetti cinematografici, che non aveva mai smesso di portare avanti in Calabria, nonostante le difficoltà del settore, già gravi in tutto il Paese, dalla nostre parti ne facessero un terreno quasi off limits anche per un maestro come lui. All’epoca avevo pubblicato un piccolo libro, il mio primo libro, un saggio dedicato al cinema calabrese, e Frezza lo aveva letto. Così quando lo chiamai per un’intervista, lui, con semplicità, spostò l’attenzione su di me congratulandosi per il mio lavoro. Ne era entusiasta, disse, soprattutto perché lo aveva scritto una giovane calabrese che era rimasta qui, e qui stava tentando di costruire il suo futuro professionale. Ecco, vorrei precisare che il mio saggio, di cui ero orgogliosa come chiunque veda per la prima volta il proprio nome sulla copertina di un libro, era un piccolo esperimento generato dalla mia passione per il cinema, qualcosa che poi non ho ripetuto, spostando il mio interesse sulla narrativa. Anche per questo mi colpirono le poche, sincere parole di Andrea Frezza. Pensai subito che è questa la cifra dei grandi uomini: sono coloro che non assumono pose, non innalzano distanze e non vantano arroganti superiorità sebbene potrebbero, per la loro caratura intellettuale, farlo. I grandi uomini sono umili e sanno parlare al professore e al bambino con lo stesso autentico rispetto. Così era Andrea Frezza.

giovedì 22 marzo 2012

L'articolo 18 non si tocca


Venerdì 30 marzo il Popolo Viola organizza su internet il Sì-18 Day in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Per saperne di più cliccate qui.
Da parte mia vorrei aggiungere che, dati per scontati i motivi per i quali sono contraria a questa riforma del lavoro (lo sono perché rientro nella categoria dei lavoratori), la modifica dell'articolo 18 mi sembra abbia creato una velenosa frattura sociale tra i precari e gli stabilizzati. La riforma, pur facendolo credere, non aiuta la prima categoria mentre mette a rischio la seconda. E inizio a sentire in giro dichiarazioni che mi gelano e si annidano in una nuova, ostile faziosità.

giovedì 15 marzo 2012

La fidanzata di papà

(Questo mio articolo sul libro La fidanzata di papà di Paloma Bravo è stato pubblicato oggi sul Quotidiano della Calabria )

Una storia così in Italia sembrerebbe fantascienza, magari da ambientare in un futuro con i bambini che vanno a scuola trasportati da zainetti a razzo e gli animali che digitano sul computer. E poi famiglie del terzo millennio con mamma, papà figli e “La fidanzata di papà”. Perché libri come questo di Paloma Bravo, giornalista di El Paìs, edito in Italia da Emmebi - libri che parlano apertamente delle nuove famiglie, da noi sono ancora materiale avveniristico semplicemente per il fatto che la situazione va immaginata. Perché la situazione qui non esiste.

lunedì 12 marzo 2012

Romanzi sexy per mamme

Negli Stati Uniti è già un best seller, in Gran Bretagna (patria dell'autrice, E.L. James) lo hanno ignorato. Parlo di "Fifty Shades of Grey" , il primo capitolo di una trilogia romanzesca acclamata come letteratura softcore... per mamme. Ovvero, la storia di passione (e sesso sadomaso) tra un maturo professore e una studentessa. Immagino che nel romanzo suddetto abbondino le scene erotiche - situazione in sè non nuova, come pure il fatto che a scriverle sia stata una donna.

martedì 6 marzo 2012

Femminista agnostica

La mia percezione dell'8 marzo (lavorando nella redazione di un giornale è impossibile non accorgersene, con comunicati, lanci editoriali e presentazioni di iniziative varie che si preannunciano da oltre una settimana) quest'anno si collega curiosamente a un giocattolo per bambine, apparso sul mercato qualche mese fa. Preparando lo zainetto dell'asilo aspettavo che mia figlia finisse di far colazione davanti alla tv, quando sullo schermo era apparsa la pubblicità di Ken Tvb. Sì, era lui, lo storico innamorato di Barbie, ma in versione "fidanzato perfetto". Così almeno assicurava un'eccitata voce in sottofondo, accolta con grandi sorrisi e sguardi sognanti dalle bambine televisive che coccolavano il loro nuovo Ken, divenuto capace di corteggiare Barbie con frasi da manuale, e soprattutto di dire sempre la parola giusta. Perché le parole le dettano le bimbe e lui, il fidanzato di Ken le ripete, ma non in una fasulla registrazione che non ingannerebbe nessuno, ma con la sua maschia (si fa per dire, visto il tono suadente e melodico) voce.

domenica 26 febbraio 2012

La casa nella prateria

Trovo questo blog e subito mi dico: troppo bello per essere vero. Già il nome, La casa nella prateria, che richiama dai meandri della memoria un serial di culto per la mia generazione. Gli angelici e innamorati coniugi Ingalls, le tre stupende ragazzine (ma poi i figli diventano quattro), la baita, i prati fioriti e gli animali. Ecco, c'è tutto questo anche nella vita di Claudia Porta, mamma, blogger ed educatrice Montessori, oltre che autrice di un libro il cui titolo - "La mia mamma sta con me" - ha per me il suono incantatore di un'utopia. Ovvero, lavorare da casa restando con i figli. Niente più orari disumani, bimbi che dormono quando io torno a casa (o che sono svegli e giustamente pretendono attenzione e giochi da una mamma esausta), riunioni capitali convocate all'ultimo momento, impegni familiari da annullare perché non io sono riuscita a farmi spostare il giorno di riposo, levatacce per preparare il dolce che altrimenti alla prossima festicciola sarebbe l'unico non fatto in casa tra quelli delle mamme dei compagni di asilo di Alice.

giovedì 2 febbraio 2012

Su DIECI GRANDI DONNE/9

(Posto la recensione di Francesca Ielpo al mio libro 10 grandi donne dietro 10 grandi uomini, edito da Laurana, per Bottega Scriptamanent. Il link alla recensione è qui)

È il caso di riprendere il vecchio motto: «Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna». Stando alla larga da vecchie credenze, sembra essere risaputo che il genere femminile abbia doti più nascoste di quelle maschili (a causa di un retaggio culturale che vuole la donna priva di potere decisionale), doti che trasmettono costantemente autorità, coraggio, misti ad amore e comprensione. Un grande uomo ha spesso una grande donna accanto, con cui condividere esperienze di vita.
Siamo gli altri, siamo nostro padre, nostra madre, la famiglia da cui siamo nati, o quella che forse, un giorno, creeremo. Questo l’assioma a cui riporta 10 grandi donne dietro 10 grandi uomini (Laurana editore, pp. 170, € 11,90) di Isabella Marchiolo, giornalista del Quotidiano della Calabria.
È la parola "dietro" a destare rancore e rabbia in chi crede che il diritto di primeggiare sia valido per tutti, al di là delle diversità fisiche, biologiche e naturali. Ma Marchiolo, attraverso dieci brevi racconti sulla vita di dieci grandi donne legate a uomini di rilievo e alle quali la collettività oggi riconosce un importante valore storico e morale, non dimostra altro che spesso la donna esprime le sue potenzialità non in modo urlato e concitato, ma pacato e ragionevole.

venerdì 27 gennaio 2012

Su DIECI GRANDI DONNE/8

Posto la recensione del mio libro "10 grandi donne dietro 10 grandi uomini" (Laurana editore) scritta da Raffaello Ferrante per Booksbrothers. Il link della recensione è qui

“Se mi chiedessero di stilare un decalogo di cose, persone o categorie da salvare, un ipotetico bagaglio utile del mondo di oggi da portare con noi nel futuro, io non potrei fare a meno di pensare alle donne”… Così inizia questo viaggio nelle vite di 10 donne speciali eppur normali. Squarci di coraggio, forza, l’essere speciali nella vita quotidiana che fa di 10 grandi donne, semplicemente 10 donne, grandi come spesso solo il gentil sesso sa essere. Signore famose e famosissime, accanto a uomini importanti. Presenze diverse, ciascuna unica a suo modo e ciascuna capace di essere speciale per il suo partner: Michelle Obama, che si presenta ad un colloquio di lavoro con il passeggino, e il “suo” Obama; Mina Welby che fa i conti con la non vita del marito e cresce nel rimbalzo delle emozioni e nel riflesso degli occhi di Piergiorgio; Pilar Saramago e il suo viaggio interiore in compagnia del marito Josè.

venerdì 13 gennaio 2012

Tempo che passa

Cercando non ricordo più cosa su internet, ho trovato una persona che conoscevo diciotto anni fa. Allora era una ragazzina un po' scontrosa e dedita in modo quasi spietatamente esclusivista all'esiguo gruppo di amici della Comitiva. I fondatori - quelli che erano dentro la Comitiva per eredità di nascita o famiglia, una genealogia ambientale conservativa e diffidente verso le novità - restavano per sempre i titolari; chi arrivava da fuori, oltre l'apparato di cortesie dell'accoglienza, era invece l'estraneo, e con lui ci si limitava a educate manifestazioni di integrazione. L'amicizia era un privilegio acquisito dai fondatori, intrasmissibile senza poi essere imputati di tradimento. Ma nella Comitiva a cui apparteneva la ragazzina quasi nessuno tradiva. Gli estranei - io, ad esempio - rimanevano a distanza di sicurezza. Nella Comitiva ci nasci, oppure no.
Adesso la ragazzina non vive più in Calabria, ha due figlie, fa un lavoro interessante che forse in Calabria non avrebbe fatto perché concerne la creatività - e da noi questo non può essere un mestiere, al massimo all'arte si riconosce il sembiante di una passione da esercitare nei giorni di festa. "Bello" è in Calabria l'aggettivazione generalista per descrivere queste attività. "Che bello tu scrivi, o suoni, o dipingi. Dev'essere bello, vero?"