Non lo ammetteremmo mai, poiché desiderare la morte di qualcuno è un pensiero che appartiene ai recessi più brutali dell’animo umano. Nessuno, dunque, confesserebbe di aver formulato almeno una volta questa spontanea e crudele speranza a proposito di mariti o mogli, figli o genitori, semplicemente per l’ebbrezza onnipotente d’immaginare un’esistenza nuova. Una vita alternativa, insomma, dove, con l’innocua “eliminazione” di qualcuno, si realizzi l’utopia estrema della libertà dal proprio presente.
Più facile che questa disonorevole fantasia riesca a estrinsecarsi nello spazio franco dell’arte, come accade nel romanzo “Il treno del lago” di Sue Miller, autrice americana di best-seller capaci di coniugare la piacevolezza narrativa con l’impronta di quello che chiamiamo letteratura.
In questo romanzo c’è una piece teatrale – quella del titolo – dove un uomo aspetta una notizia: in seguito ad un incidente ferroviario causato da un commando terrorista, potrebbe aver perduto la moglie. Ma, a differenza del figlio angosciato dall’incertezza sulla sorte della madre, lui mostra un agghiacciante cinismo. Si scoprirà poi che il matrimonio dell’uomo, nonostante una perdurante e fiacca convivenza, è di fatto finito e che esiste anche un’amante, essa stessa turbata, per afflato d’umanità, a proposito del destino di colei che rappresenta l’ostacolo irremovibile alla sua gioia amorosa. Il romanzo, però, non è racchiuso nel dramma teatrale, che invece sconfina nella vita reale della sua autrice, Billy. Alla prima dell’opera si ritrovano Leslie, sorella dell’ex fidanzato della drammaturga; Pierce, marito di Leslie; e Sam, amico e amore ideale di quest’ultima. A complicare le cose capita che l’ex fidanzato di Billy, Gus, sia morto nella strage dell’Undici settembre, e Leslie creda di notare nella piece una similitudine poco piacevole tra i sentimenti dell’uomo cinico e quelli di Billy nei confronti del fratello. Sarà stato davvero così? Billy, come il suo personaggio, avrà sognato di sbarazzarsi, grazie all’aiuto del destino, di un uomo che non amava più? Se fosse vero, anche lei, come accade sul palcoscenico, avrebbe accolto con emozioni contraddittorie la scomparsa di Gus nella ferita delle Torri Gemelle.
Dopo la rappresentazione teatrale i rapporti tra i protagonisti del romanzo cambiano radicalmente. Leslie, che aveva organizzato un “appuntamento al buio” tra Sam e Billy, della quale si sente ancora responsabile come cognata mancata, reagisce con inspiegabile fastidio all’attrazione che effettivamente s’innesca tra i due. E Billy - che intanto si è portata a letto Rafe, l’attore che interpreta il suo dramma e ha una moglie affetta da un male degenerativo – scopre di sentire un oppressivo senso di colpa verso Gus, morto proprio quando lei stava per lasciarlo. Vita e arte s’intersecano nel romanzo di Sue Miller su una riflessione universale: sotto la superficie cristallina della felicità, sempre si muove impercettibile una faglia d’insoddisfazione. A farla deflagrare può essere una sferzata cattiva del destino, o solo la semplice incompiutezza sentimentale dell’individuo, quella costante tensione verso ciò che non si è e si poteva essere se le cose fossero andate in modo diverso, attraversando da un altro verso le “sliding doors” della vita. Ma quando nella solipsistica e inoffensiva immaginazione di un universo personale “altro”, erompe un evento reale che concretizza quel desiderio egoista, allora la felicità conquistata si trasforma in un inconscio misfatto. E forse nell’esorcismo della zona segreta di ognuno, quella dove prolifica la passione per i mondi paralleli, c’entra molto l’arte - che in questo caso è il teatro ma potrebbe essere pure la letteratura. Per scrivere i suoi drammi Billy ammette di “usare” quello che le serve fino all’ultima goccia: fatti, dolori e persone. Attorno a lei, gli altri si chiedono se questa sia un’immoralità o piuttosto una forma di diritto. Probabilmente la risposta è nella qualità dell’arte. Imbattersi in un capolavoro ci farebbe propendere per la seconda opzione, ed ecco che quel diritto dell’artista si estenderà a quanti nell’opera riconoscano, lì mondate dai vizi privati, le sfumature della loro vita.
(Nella foto, tratta da internet, Ground Zero)
(Nella foto, tratta da internet, Ground Zero)

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