lunedì 24 ottobre 2011

Un grande Paese

Quello che segue è un brano che ho scritto per un progetto della poetessa Antonella Pagano, che sta per pubblicare il libello "Evviva l'Italia" con 150 contributi sull'essere italiani


Oggi è il 24 ottobre 2011 e come quasi ogni giorno in redazione mi occupo delle pagine di politica nazionale. Dalle agenzie leggo un intervento della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che, in relazione alla polemica dialettica del giorno, dice: “Non è accettabile che Merkel e Sarkozy si permettano di fare risolini su un grande paese come il nostro”. Devo ammettere che il mio primo pensiero non è stato da italiana ferita nell’orgoglio, quel pensiero opportunamente esternato dalla Marcegaglia con il suo sdegno verso il presidente francese e la cancelliera tedesca (i quali se ridacchiavano non di Berlusconi ma a proposito della crisi economica italiana hanno per lo meno peccato di stile – su questo anch’io sono d’accordo con lady Confindustria).

mercoledì 19 ottobre 2011

Tutto era verde a Teheran

Nei giorni scorsi al regista iraniano Jafar Panahi è stata confermata la condanna a sei anni di carcere e vent'anni di divieto di girare film. Panahi, autore tra l'altro di un film neorealista girato durante la protesta per i brogli elettorali di Ahmadinejad (e mai ultimato) è accusato di "propaganda contro il regime" e di essere soggetto "pericoloso per la sicurezza dello Stato). Tahereh Saeedi, la moglie del regista, è una delle protagoniste del mio libro 10 grandi donne dietro 10 grandi uomini, edito da Laurana. Posto il capitolo del libro dedicato a lei, che s'intitola "Tutto era verde a Teheran


Il portone blindato stava per aprirsi. Dopo un mese Tahereh avrebbe rivisto suo marito. La luce della mattina sbatteva negli interstizi della parete di mattoni, contro la grande insegna nera con il doppio nome, in arabo e inglese, della prigione di Evin.
Suo marito era lì da trenta giorni, e nessuno di loro sapeva in quale reparto fosse detenuto. Tahereh Saeedi sentì la pelle tirare, brividi rappresi che s’appuntivano sulla superficie delle braccia. Sotto il sole il tetto del gabbiotto azzurro all’ingresso svelava incrostazioni di ruggine.