(E' in distribuzione il mio romanzo "Nome d'arte Goran - Un amore di tanti anni fa", edito da Città del Sole. Qui il comunicato stampa completo. Posto l'incipit del libro)
Quando l’amore vi chiama, seguitelo
anche se ha vie ripide e dure
K.Gibran
“Una volta ero quel tipo di donna che ama senza limiti, oltre ogni legittimo confine della dignità. Non ce ne sta tanta gente, di ‘sta risma. Non lo dico mica per incensarmi, ma pure il mio è un po’ un primato in questa vita da polli in batteria.
L’eccezionalità dell’autolesionismo spinto all’estremo. Ci riusciamo in pochi, per quanto ne so io. Manco a dirlo, perlopiù faccende di sesso. Come quel tipo zoppo che viveva con una che lo rifiutava a letto. Quell’altro che si teneva una moglie frigida e non riusciva nemmanco a tradirla. La donna che c’aveva messo una croce sopra ad avere figli perché l’omo suo non ne voleva. E me. Per amore io ho perduto l’unica cosa vera che c’avevo. E sembrava che ne valesse la pena.
Oggi il lago c’ha un colore strabiliante, sembra illuminato al neon. Non pare mica un disegno di Second Life fatto al computer, manco per niente. Mi ricorda un palcoscenico… no, e mo’ che vado a pensare, è… uno specchio della coscienza, una fonte interiore, ecco. E’ …spirituale. E’ il colore mio ‘sto blu acceso, me lo dice sempre Osim. Oggi sto collegata al massimo con la mia energia, vado una meraviglia. Se il passato m’interferisce coi chakra, sto a rovinare tutto.
Tanto c’ho ancora un’ora prima dell’incontro. Dovrei fare meditazione, ma dài, se salto un giorno… e che sarà mai! Io sono la guida, mica una pischella qualunque. E non c’ho più tutto ‘sto bisogno di meditazione, l’ho già raggiunta la consapevolezza, io.
Successo, soldi, potere. Gli sfigati vengono da noi per imparare. Capire come si diventa vincenti. Rimpolpiamo la loro gracile autostima con le nostre iniezioni ricostituenti di consapevolezza.
E’ la parola chiave, consapevolezza. Riesci a farla passare per ogni genere d’altro intruglio. Una volta era tutto più semplice e doloroso. Infliggersi sofferenza per un’idea sbagliata, un obiettivo…inconsapevole, completamente inconsapevole. Era delizioso. Pragmatico pure, nella sua irrazionale bramosità. Poco da capire, c’avevamo la nostra perdizione riconoscibile, altro che ‘sti concetti spirituali del ciufolo. Concretezza contro astrazione.
Una volta il mondo girava attorno al sesso e ai soldi, oggi abbiamo derubricato tutto. L’umanità si muove sull’asse della consapevolezza.
Nun è mica diverso da quello che stavo a fare prima. La musica dei poveri, la merdosa città di periferia. Tutti sfigati, pure allora. Con lo stesso assillo per il successo. Uno stress, la loro invadenza tra un po’ mi mandava a picco. Che se poi non hanno combinato niente, mica è colpa mia. Là in culo al mondo che ci potevo fare? Ero tagliata fuori, esclusa dai circuiti. Tante volte basta tradirsi sulla natalità di un artista e il contatto l’hai bello che perso. Certe radici puzzano di latrina lontano un miglio, è un assioma ontologico. Che poi, diciamo pure questo, se uno non lo capisce che è negato… E poi ti dispiace pure.
Io lo facevo per loro, perché la verità è dura. E poi c’hai sulla coscienza uno che magari s’ammazza perché tu gli hai detto che la musica non è cosa sua.
Invece ‘sti sfigati di Second Life che partecipano ai seminari dei maestri Osim e Vanya - che mo’ sarei io - sono di un’altra specie. Tipi educati, mica rompono. Lo sanno che la chiave del successo è dentro di noi, va cercata all’origine del nostro bambino interiore. E come dice Osho, mica è un lavoro semplice. Servono tanti incontri nel nostro centro spirituale, tanto esercizio per propiziarsi ‘sto bambino interiore che sta traumatizzato dalla nascita, per vedere qualche risultato.
Però il passato m’insegue e non si decide a lasciarmi in pace. M’ha fecondata di malanimo che non c’ha nemmanco più valore, una moneta fuori corso. Solo che al posto dell’amore, che era la dolce condanna mia, mi riappare davanti la beffa. Proprio mo’, che sto liberando il tempo: la coniugazione dall’imperfetto al futuro anteriore, sempre un passo in avanti, io.
Che nome, Goran. Con lui non c’entra niente e invece ci teneva, il fracicone. ‘Sta idea della ceppa del nome d’arte. Che si credono, che così cambia qualcosa? Passano ‘na riga de silicone per sigillare quello che ci sta sotto.
Adesso finalmente si chiama Goran. Si sente un personaggio. Vende la sua oleografia da martire. E questo mo’ crede di avercelo da sempre, il talento. E che erano gli altri ad ostacolarlo. La gentaglia come la sottoscritta, quando si chiamava Vienna Morris.
Mo’ ‘sto rompiglione arriva osannante a fare lezioni a chi sta nel baratro della sfiga. Mi perseguita nel mio nuovo mondo, s’installa nel centro spirituale mio per parlare di una certa Vienna Morris, quell’impostora che lo ha rovinato. Si mette a raccontare di come il suo destino è cambiato, come ha raggiunto il successo che gli spettava.
Come dicono giù, uno sta bene fino a quando non vuole n’artro. C’avrà pure tanti vantaggi, però ‘sto Second Life è diventato peggio dell’Unione europea. Cani e porci, ma non ci starà un posto dove la libera circolazione è interdetta agli stronzi?
Goran, o come cavolo se chiama, mo’ pensa di essersi preso la sua agognata vendetta. Pensa di essere n’artista soltanto perché va in giro a raccontare profezie e qualcuno lo paga e gli ha inciso un disco.
Ma Vienna Morris era n’artra storia, bello di zia. E’ iniziato tutto così. Con la mia diaspora tra amore e talento. Il talento che ho tradito e non m’ha concesso il perdono. Non ci sta figliol prodigo che tiene.
L’amore, sembrava tutto lui. Invece dovevo capirlo prima, niente vale più della giovinezza che ho estirpato dalla mia vita.
Il lago ha cambiato di nuovo colore. Mica sarà un brutto segno? Il blu è svaporato in cielo, mo’ ci sta un nero lucido lucido, che pare rovesciato da un barile di petrolio. Il petrolio brucia. O quella era la benzina? Non lo so bene, ma dentro c’ho un materiale infiammabile. Quello che arde per me è pericoloso. Letale.
E’ iniziato tutto così. Ma dopo ventisei anni di accanimento terapeutico al dolore non credevo mica che mi bruciavo per davvero. C’ero abituata, ad amare senza essere corrisposta, e che sarà mai. Invece le cose si sono messe a franare. Ventiquattro mesi fa”.
mercoledì 1 giugno 2011
Su NOME D'ARTE GORAN/1
Pubblicato da
isabella
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mercoledì, giugno 01, 2011
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