martedì 7 giugno 2011

Su DIECI GRANDI DONNE/4

(Posto la recensione di Bruno Giurato per Lettera 43 sul ritratto della madre di Nichi Vendola in "Dieci grandi donne dietro dieci grandi uomini")

Per l'uomo latino il culto della madre è qualcosa di più che una debolezza machista. La battuta di Roberto Benigni nei panni di Johnny Stecchino («Gli ho detto che gli avevo ammazzato la moglie, gli ho chisto scusa; s'è incazzato, nemmeno gli avessi ammazzato la mamma»). È teatro civile, la realtà è un' altra. Amare la mamma, in certi contesti, è un debito riconosciuto verso la vita.
Lo sa bene il governatore di tutte le Puglie, Nichi Vendola, che nelle ultime amministrative, con gli uomini del suo partito ha avuto le sue belle soddisfazioni. Del resto dietro un uomo di successo c'è sempre, o quasi, una grande donna. Nel caso di Vendola si tratta di Antonietta, sua madre.

Su LADYMEN/8

(Posto la recensione di Rosina Madotta su "Ladymen - Una donna racconta le trans" per Bottega Scriptamanent)

Gli avvenimenti recenti del nostro paese hanno portato alla ribalta della cronaca il mondo delle trans, una realtà pressoché sconosciuta in precedenza, troppo spesso associata agli scandali politici – frutto della mentalità che caratterizza quella porzione di società morbosamente avvinghiata alle fantasie d’una sessualità deviata – e un parallelismo infamante, alla trasgressione e la prostituzione. Eppure in ogni persona transessuale si celano storie e sentimenti d’infinita drammaticità: esistenze nascoste nell’ombra, desideri costantemente repressi, sensazioni d’estraneità in un corpo sbagliato sin dalla nascita, negazione dei diritti civili. Una lettura superficiale potrebbe portare a giudizi affrettati e visioni retoriche di quelle che sono, invece, storie di vite segnate dal dolore, dall’emarginazione, dalla solitudine.

mercoledì 1 giugno 2011

Su NOME D'ARTE GORAN/1

(E' in distribuzione il mio romanzo "Nome d'arte Goran - Un amore di tanti anni fa", edito da Città del Sole. Qui il comunicato stampa completo. Posto l'incipit del libro)



Quando l’amore vi chiama, seguitelo
anche se ha vie ripide e dure
K.Gibran

“Una volta ero quel tipo di donna che ama senza limiti, oltre ogni legittimo confine della dignità. Non ce ne sta tanta gente, di ‘sta risma. Non lo dico mica per incensarmi, ma pure il mio è un po’ un primato in questa vita da polli in batteria.
L’eccezionalità dell’autolesionismo spinto all’estremo. Ci riusciamo in pochi, per quanto ne so io. Manco a dirlo, perlopiù faccende di sesso. Come quel tipo zoppo che viveva con una che lo rifiutava a letto. Quell’altro che si teneva una moglie frigida e non riusciva nemmanco a tradirla. La donna che c’aveva messo una croce sopra ad avere figli perché l’omo suo non ne voleva. E me. Per amore io ho perduto l’unica cosa vera che c’avevo. E sembrava che ne valesse la pena.