lunedì 14 febbraio 2011

Un romanzo di famiglia

“Possibile che non avessi altro a cui pensare? E soprattutto, possibile che non avessi altro da scrivere?” Le domande che Alan Bennett si pone nel libro “Una vita come le altre” sono galleggiate in testa anche a me. Bennett è un drammaturgo inglese che a oltre sessant’anni si mette a indagare su un segreto familiare, il dissepolto suicidio del nonno. Da lì inizia un’analisi sulla madre, più volte ricoverata in clinica psichiatrica, poi sul padre e su se stesso. Io invece sono una che ha scritto un romanzo, ancora inedito, dove si parla di una donna che non ha risolto certi atavici conflitti con la famiglia. E, come Bennett, mi chiedo: perché, a trentacinque anni come a sessanta, un autore non riesce a fare a meno di parlare di genitori, figli e tutto ciò che ruota all’apparato sentimentale di una famiglia?