lunedì 13 dicembre 2010

Tra incanti e passione incontrastata

Posto qui la mia intervista realizzata da Maddalena De Bernardi per Andy Magazine  

"Sono nata a Reggio Calabria nel '74": esordisce così Isabella Marchiolo, giornalista e scrittrice, moglie e madre alle prese con l’avventura di una bambina che cresce e un altro in arrivo. Dopo la laurea in Scienze Politiche, Isabella si lancia nel giornalismo iniziando a scrivere, nel 1997, come corrispondente di un piccolo giornale sportivo per il quale intervista i giocatori della Reggina Calcio, ma dal pallone passa presto alla pallavolo e l’hockey entrando nella redazione de Il Quotidiano della Calabria.
Lavora come redattrice a Matera, dove partecipa alla nascita del Quotidiano della Basilicata: proprio qui, nelle lunghe sere dove silenzio e tempo lasciano ampi squarci per la meditazione nello scenario intriso di magia proprio di questi luoghi, nascono i personaggi che confluiranno nei primi racconti, mentre la scrittura intreccia realtà e immaginazione per calarsi in profondità nell’universo dei sentimenti, dove i confini si mescolano per dare vita al territorio onirico della coscienza.
Oggi Isabella vive a Cosenza, dove continua il suo lavoro di giornalista e non cessa di dare vita alla sue storie, confluite in vari romanzi.
Parliamo del tuo blog (nb. http://sparladeipescicani.blogspot.com/), che tra l’altro possiede un titolo decisamente affascinante. Com’è nata l’idea?
Il blog è su di me, sull’attualità. Rispetto al sito mi sembrava possedesse le potenzialità di un diario, utile anche per rendere accessibili lavori non ancora pubblicati o non raggiungibili da tutti, fatta eccezione per i libri editi, che non è stato possibile per una questione di copyright con gli editori. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie è il mio libro preferito, tanto che ho chiamato così mia figlia e nel mio primo libro, Comuni Immortali, la protagonista del racconto portante si chiama Alice: l’impatto del mondo degli adulti, determinato dalle regole, e lo scontro con la creatività, la provocatoria e controcorrente vendetta dell’aragosta contro i pescecani.
In un certo senso hai compiuto lo stesso percorso di Alice, per esempio con Ladymen, in cui ti sei tuffata in un pozzo dall’epilogo inconoscibile alla scoperta di un universo differente.
L’elaborazione di Ladymen nasce in un giorno di febbraio dello scorso anno, quando un editore mi ha chiesto di raccogliere testimonianze di persone appartenenti al mondo transgender ai fini di un’inchiesta: il lavoro è confluito in un progetto più ampio, ma tutto è partito da un’intervista effettuata a una trans per il Quotidiano della Calabria. Ho pensato fosse interessante, e nonostante le difficoltà iniziali si è creata molta empatia.
Mi hanno aperto il cuore, accettando di raccontarsi con l’intimità che riesce a nascere in un rapporto donna a donna: hanno raccontato la sensazione di sentirsi diverse, il sentimento che fa loro percepire di essere un errore in un corpo sbagliato.
Non sono mancati dubbi, paura di offendere, ma anche soddisfazioni, rimandi a me stessa e il mio totale coinvolgimento: di solito vediamo le trans come le altre, quelle che ci possono rubare il marito, le rovinafamiglia, ma Ladymen parla di una donna tra le donne.
Dopo Un giorno come lei in libreria sta per comparire "Nome d’arte Goran – Un amore di tanti anni fa": quale ispirazione ti ha guidata nella nascita dell’avventura letteraria?
Ho sempre amato scrivere e ho iniziato inseguendo proprio questa passione, a partire dal mio lavoro come corrispondente sportiva. Il giornalismo richiede abilità linguistica, tuttavia il suo compito è informare, a differenza della scrittura. Lavorando a Matera mi sono ritrovata con una gran quantità di tempo per riflettere, soprattutto di sera, da sola in una città non mia, e sono comparsi una serie di storie e personaggi che chiedevano di essere scritti.
Il giornalismo è il mio lavoro e mi tiene ancorata alla realtà, ma sento come mia vocazione il raccontare storie di persone che diventano narrativa. Partono tutte da un’ispirazione che nasce nel reale o nella cronaca per poi prendere il volo: la realtà fornisce il materiale narrativo più importante.
Nei tuoi romanzi parli dei legami familiari, mentre il Sud appare come orizzonte mentale, creando donne dalla potenza rara: donne e Sud, un intreccio fertile quanto complesso.
Una madre che scompare per inseguire un amante mentre i figli non riusciranno mai a superare il trauma: i risvolti segreti di una storia che turba, nel primo romanzo Un giorno come lei. Il sogno di fare il cantante e una manager imbrogliona e truffaldina nel prossimo romanzo "Nome d’arte Goran – Un amore di tanti anni fa", in cui il Sud diventa una sorta di parodia. Il mio terzo romanzo, attualmente in cerca di editore, dipana invece le riflessioni tra genitori e figli: il Sud è noir, intimista, vario come differente di volta in volta sono i miei libri e così le donne. Donne spavalde, fatali, donne sorelle e figlie. Oggi, anche in virtù del mio essere madre, riesco a comprendere meglio tutti gli aspetti dell’essere donna. Descrivo amori di donne che si danno completamente e quello che si disegna è un Sud molto presente, sebbene atipico poiché non riconoscibile grazie a nomi o indicazioni geografiche precise. Le donne diventano figure importanti perché sono diverse: la consapevolezza che possiede la Catena di Un giorno come lei non è propria di una donna del Sud degli anni Settanta. Ma io amo immaginarle così.
Maddalena De Bernardi

(La foto del post è di Antonio Belvedere)

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