venerdì 12 marzo 2010

Su UN GIORNO COME LEI/6

(Pubblico la recensione di Francesco De Filippo a "Un giorno come lei", pubblicata sul notiziario libri dell'Ansa: "Le donne del Sud nell'esordio della Marchiolo")

Un'imprecisata città dell'Italia meridionale, sul mare, e tante donne, diverse per età, carattere, aspirazioni, vissuti. La trama inganna: solo apparentemente il protagonista è Federico, ostinato cronista di una tv locale. In realtà, leggendo 'Un giorno come lei', il primo romanzo di Isabella Marchiolo, si ha l'impressione che il Sud sia un luogo dove la storia la facciano davvero le donne. Sia in famiglia, dove s'impone la loro capacità, nel bene e nel male, di determinare destini, che negli affari, quelli, in particolare, dove il confine fra legalità e criminalità è ormai sbiadito. 

martedì 9 marzo 2010

Su UN GIORNO COME LEI/5

(Posto qui la recensione-intervista di Rossella Montemurro su "Un giorno come lei", pubblicata sul blog di Stefano Donno)

La famiglia rifugio, nido sicuro, àncora di salvataggio nei momenti critici. Dimenticate tutto questo: dopo la lettura di “Un giorno come lei” (Abramo, collana Le Onde) di Isabella Marchiolo, del concetto classico di famiglia rimarrà un ricordo sbiadito. C’è una madre, Catena, che ha deciso di fuggire e a causa del suo “colpo di testa” dettato dal coraggio o dall’incoscienza di inseguire quello che crede essere il “vero amore”, ferisce in modo irreparabile il marito e i due figli,Lorenza e Federico. Due giovani vite, queste ultime, che si troveranno a fare i conti con un dolore probabilmente mai affrontato del tutto, tanto da rimanere imprigionate in una condizione, essenzialmente psicologica, di perenne “sospensione”:

venerdì 5 marzo 2010

Guida pratica all'8 marzo

Stavo giusto pensando con massimo tedio di avere, come donna, un obbligo morale di scrivere qualcosa sull’8 marzo, quando, nella riunione di redazione, una collega annuncia un servizio sul “vademecum dei diritti delle donne” presentato da una commissione pari opportunità calabrese. Anzi no, la collega ne parla come di una sorta di “guida pratica dei diritti”. Prima mi viene da sorridere perché entrambe le definizioni sono, involontariamente, comiche. Immagino un post-it scribacchiato sul frigorifero. Guida pratica ai miei diritti: chiedere aiuto a un uomo per la benzina al distributore automatico; obbligare il mio compagno a sterminare i ragni sul soffitto; rivendicare una crisi isterica quando lui sparge il detersivo in polvere sul pavimento del bagno; eccepire il mal di testa quando non ho voglia di far l’amore.