mercoledì 19 aprile 2017

Fondo Gesù

Questa mia recensione del romanzo "Fondo Gesù" di Maurizio Fiorino, edito da Gallucci HD, è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud


Lo diceva Faber che “dal letame nascono i fior”, ed è una teoria esatta: ce sono tanti di fiori a germogliare nel terreno corrotto di Fondo Gesù, quartiere popolare crotonese che dà il titolo al secondo romanzo di Maurizio Fiorino. Dopo l’esordio di “Amodio”, il giovane autore continua la discesa nella devastante giovinezza che già nel primo libro raccontava di vite dannate alla radice, adolescenti braccati dal degrado e in cerca di un’impossibile redenzione. Come fiori troppo presto recisi, tra i palazzoni di Fondo Gesù tentano di sopravvivere Mario e Angelo, entrambi bellissimi e puniti dal mondo degli adulti che restano soggiogati dalla loro incolpevole sensualità. Il futuro è una precoce sentenza di morte, l’incedere inarrestabile di un’apocalisse barbara dove l’umanità ha raggiunto il livello infimo. Mario si confronta con l’esistenza dimessa e rancorosa del padre, un fruttivendolo ostinato a insegnare il mestiere al figlio come unica strada di sostentamento. Così il ragazzo è costretto ad asservire la bellezza fisica per nutrire sogni di fuga e felicità con la droga, la relazione morbosa con un prete pedofilo e squallide avventure sessuali guidate da impulsi aggressivi. C’è poi Angelo, che dopo la tragica morte di un padre amatissimo, vive con la madre alcolista e il violento patrigno, e rischia di essere preso in carico dai servizi sociali e trasferito in istituto, complice una forzata diagnosi di autismo. E’ forse per un istinto di complementarietà, che il candido Angelo e lo sfrontato Mario sono legati da un’amicizia virile che ha molto in comune con quell’amore inteso come sentimento viscerale di appartenenza. Ciascuno darebbe la vita per l’altro, e quando alcuni eventi delittuosi li coinvolgono, i due ragazzi decidono di scappare insieme. Indomabili, pronti a tutto, segnati con innocente rassegnazione da una “fratellanza” battezzata da sperma, sangue, umori organici, fango. Ricordano un po’ una versione maschile di Thelma e Louise, disperati ed eccitati nel sodalizio di questa latitanza on the road attraversata da personaggi pasoliniani come il siriano Mati, aspirante transessuale, e la tenera prostituta Elsa. A lei Angelo regala la sua purezza e le insegna una venerazione taumaturgica nei fiori da marciapiede che il ragazzo vende in mazzetti sbilenchi al cimitero. L’evasione dalle catene di Fondo Gesù avrà un epilogo drammatico - aleggia ancora il fantasma maledetto del destino, come in “Amodio”. Sembra non ci sia scampo da questa “galera nella quale erano finiti per sbaglio il giorno stesso in cui erano nati”. Ma sullo sfondo c’è l’odore inebriante delle estati a Sud, una Calabria assolata e rigogliosa dove il mare riesce a purificare da ogni peccato. Una terra che è l’origine stessa della vita: consumato il sacrificio ribelle di Mario e Angelo, dal letame continueranno a nascere fiori.

Nella foto lo scrittore Maurizio Fiorino (ph. Francesca Magnani)

sabato 15 aprile 2017

La tenerezza

Questo mio articolo sul film "La tenerezza" di Gianni Amelio è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud


Gianni Amelio torna a raccontare i padri e i figli. Chi voglia farlo, e il regista calabrese lo sa, deve attraversare quel marasma emotivo che fece riflettere Tolstoj sul fatto che “tutte le famiglie felici si assomigliano, ma ogni famiglia infelice lo è a modo suo”.

venerdì 14 aprile 2017

Jesus Christ Superstar

Questo mio articolo sul musical "Jesus Christ Superstar" è stato pubblicato sul Quotidiano del Sud
Qui il link dell'articolo


COSENZA – Sono trascorsi 44 anni e non si scherza. Era il 1973 quando Ted Neeley entrò nella leggenda nelle bianche vesti di Gesù del “Jesus Christ Superstar” cinematografico diretto da Norman Jewison. Tratto dal musical più rappresentato di tutti i tempi, il film divenne un cult proprio per la personalità magnetica di Neeley, cantante e batterista che ora - quarant’anni e passa dopo - restituisce corpo e anima a quel Cristo rock.

giovedì 13 aprile 2017

Da una storia vera




Questa mia recensione del libro "Una storia vera" di Delphine De Vigan, edito da Mondadori, è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud


Cosa mai potrà scrivere “dopo”? E’ la domanda che non si fatica a credere sia stata realmente posta con insistenza a Delphine de Vigan, autrice francese che vive tutto l’ibrido di euforia, instabilità emotiva e ansia da prestazione che segue un successo come fu il suo “Nulla si oppone alla notte”, romanzo ispirato alla vera storia della madre.