venerdì 15 giugno 2018

L'animale femmina

Ho letto “L’animale femmina” di Emanuela Canepa in un giorno e mezzo. Anzi, mezzo e uno: i primi capitoli in mezza giornata, poi, quando è entrato in scena Ludovico Lepore, ho dovuto proseguire fino all’ultima pagina senza potermi fermare. Perché l’anziano e coltissimo avvocato è un personaggio che cattura e non molla.

giovedì 7 giugno 2018

L'ultima notte di Antonio Canova

L’imperatore della ragione di stato, il geniale artista conteso dalle corti europee, la giovanissima sposa immolata al ruolo di fattrice per il trono di Francia. “L’ultima notte di Antonio Canova”, terzo romanzo di Gabriele Dadati edito da Baldini+Castoldi, è la storia di un triangolo amoroso e seduttivo, che inizia dalle fonti storiche per poi addentrarsi nella materia inafferrabile dell’animo umano, dove verità, ipotesi e teorie restano affidate alla potenza creativa della letteratura.

martedì 22 maggio 2018

Premi della vergogna


Dopo l’annullamento del Nobel per la letteratura, molti amici scrittori sono insorti rivendicando, giustamente, la separazione tra arte e vita dell’autore. Perché se è vero che il provvedimento dell’Accademia svedese è stato motivato con una stigmatizzazione di personaggi che siedono nella giuria e sono stati accusati di molestie sessuali, è altrettanto vero che tanti premi letterari nel tempo sono stati assegnati a scrittori che, oltre la magnificenza delle loro pagine, non brillavano per onestà. Alcolismo e droga, violenza sessuale e non, tradimenti, abbandono della famiglia, costellano la biografia di molti eccelsi romanzieri: da Rimbaud a Bukowski, da Fitzgerald a Raymond Carver.
Genio e sregolatezza, i “maledetti” che traggono dalla dissolutezza la linfa stessa della loro arte. Da qui la levata di scudi: le nefandezze private non possono giustificare, in nome della morale, un’esclusione dall’Olimpo delle Lettere che, implicitamente, insieme all’autore nega grandezza all’opera.

lunedì 21 maggio 2018

Miden


Violenza, miseria, disoccupazione, fallimento, crollo degli ideali. E’ il mondo contemporaneo come lo conosciamo, un’età di declino con poche possibilità di redenzione. Ma c’è un’alternativa, un giovane eldorado dove i punteggi nelle classifiche di benessere sono tutti al massimo, una terra promessa pronta ad accogliere i profughi degni di essere ammessi al Progetto. “Miden”, romanzo distopico di Veronica Raimo edito da Mondadori, è un agghiacciante anatema dei nostri tempi. Perché l’ambientazione temporale di questa storia si adatta, è vero, ad ogni epoca di crisi, eppure a noi sembra svolgersi drammaticamente adesso, nel nostro oggi di incertezze e paure. L’idea confortante che esista una materna isola di salvezza, un’accogliente cittadinanza di felicità possibile, è un sogno che si sgretola prima di iniziare: sin dalle prime righe del romanzo scopriamo che anche qui la disgrazia è riuscita ad abbattersi sulla coppia-tipo di Miden. Lui è un giovane e stimato professore, lei la sua compagna; sono in attesa del loro primo figlio e hanno guadagnato un’apprezzabile integrazione nella rigorosa società che gli ha offerto una residenza immacolata, lontana da ricordi ed errori dei loro “vecchi” paesi.