(Questa mia recensione del libro "In viaggio con la zia" di Adele Cambria è stata pubblicata oggi sul Quotidiano della Calabria)
Una signora veterofemminista di quelle “toste”, che ha vissuto il Sessantotto. Nostalgica quanto serve per rimpiangere tempi appassionati ma capace di tener testa all’indomita vitalità di due nipotine preadolescenti. Dotata dell’autoironia necessaria per guidare le ragazze alla scoperta della mitologica Dea - il sacro femminino delle origini - nei luoghi della Magna Grecia, calandosi in un ibrido tra Mary Poppins e la Maggie Smith del film “In viaggio con la zia” di George Cukor, titolo preso in prestito da Adele Cambria per il suo ultimo romanzo, edito da Città del Sole.
sabato 2 febbraio 2013
mercoledì 9 gennaio 2013
Il seggio vacante
Ho letto “Il seggio vacante” di J.K. Rowling dopo (e nonostante) il quasi corale parere negativo della critica in Italia e all’estero. E mi è venuto in mente un pregiudizio radicato nei fruitori di letteratura, quello secondo cui un libro per ragazzi può anche essere scritto utilizzando lingua e stile poco belli (perché a contare, sempre secondo pregiudizio, lì è soprattutto la fantasia del plot), mentre una simile carenza non si perdona alla narrativa per adulti. Infatti proprio sulla qualità letteraria chiaramente non “alta” della scrittura del romanzo si è concentrata la prevalenza delle critiche. Certo, i romanzi di Harry Potter non splendevano in preziosità stilistica, ma nulla importava – il senso è questo. Io - volutamente evitando di enumerare i classici per ragazzi, da Peter Pan ad Alice nel paese delle Meraviglie - ho pensato a Sepulveda e poi anche all’Inventore di sogni di McEwan: sono libri nelle intenzioni rivolti ai lettori giovani e sono bellissimi non solo nella storia ma pure nelle parole. Sarebbe stata la stessa cosa se fossero stati scritti male?
domenica 2 dicembre 2012
Malacrianza
(Questa mia recensione al libro Malacrianza di Giovanni Greco, edito da Nutrimenti, è stata pubblicata oggi, in una versione ridotta, sul Quotidiano della Calabria)
Chi è nato all’estrema punta dello Stivale riconoscerà una ritmica familiare - l’onomatopea puntuta del dialetto reggino - nella “Malacrianza” che tiene insieme i destini dei personaggi nel libro di Giovanni Greco. L’autore è originario della città dello Stretto ma nel libro edito da Nutrimenti – romanzo corale sull’infanzia dei Sud del mondo – la lingua reggina affiora con volatili allitterazioni, un sopruso ingovernabile del genius loci. Greco ammette: «Non parlo il dialetto anche se lo capisco: soprattutto capisco certi riti e comportamenti, riconosco odori e colori che, di volta in volta, mi irritano e mi commuovono». E impone la licenza letteraria per non sciogliere l’oriundo anonimato di «un paesino dell'entroterra reggino dove più volte sono stato “deportato” in visita quando ero piccolo e che ho trasfigurato nella scrittura: lì c'è il concentrato di tutte le dolci contraddizioni che le mie origini continuano a ispirarmi».
Chi è nato all’estrema punta dello Stivale riconoscerà una ritmica familiare - l’onomatopea puntuta del dialetto reggino - nella “Malacrianza” che tiene insieme i destini dei personaggi nel libro di Giovanni Greco. L’autore è originario della città dello Stretto ma nel libro edito da Nutrimenti – romanzo corale sull’infanzia dei Sud del mondo – la lingua reggina affiora con volatili allitterazioni, un sopruso ingovernabile del genius loci. Greco ammette: «Non parlo il dialetto anche se lo capisco: soprattutto capisco certi riti e comportamenti, riconosco odori e colori che, di volta in volta, mi irritano e mi commuovono». E impone la licenza letteraria per non sciogliere l’oriundo anonimato di «un paesino dell'entroterra reggino dove più volte sono stato “deportato” in visita quando ero piccolo e che ho trasfigurato nella scrittura: lì c'è il concentrato di tutte le dolci contraddizioni che le mie origini continuano a ispirarmi».
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isabella
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domenica, dicembre 02, 2012
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mercoledì 21 novembre 2012
Scampia e Cariddi
(Questa mia recensione a "Scampia e Cariddi, viaggio tra i giovani del Sud al tempo della crisi" è stato pubblicato oggi, in una versione ridotta, sul Quotidiano della Calabria)
Qualcuno gli appiopperebbe subito l’etichetta della generazione “choosy”: perché provano a vincere un concorsone e “vuliss ‘a maronn”, però già lo sanno che sarebbero infelici a lasciare casa loro e stabilirsi in una brumosa periferia lombarda. Insomma è gente incontentabile: mai sia che in tempo di recessione si possa ancora ambire al tipo di vita che si vorrebbe davvero, quella per cui si è studiato, perso, rinunciato. Certo è più sbrigativo liquidarli come schizzinosi, questi giovani raccontati nel libro Scampia e Cariddi (Editori Riuniti) dai giornalisti Francesco De Filippo e Maria Frega, che è un’inchiesta con latitudine a sud ma mentre si legge la geografia non c’entra più tanto.
Qualcuno gli appiopperebbe subito l’etichetta della generazione “choosy”: perché provano a vincere un concorsone e “vuliss ‘a maronn”, però già lo sanno che sarebbero infelici a lasciare casa loro e stabilirsi in una brumosa periferia lombarda. Insomma è gente incontentabile: mai sia che in tempo di recessione si possa ancora ambire al tipo di vita che si vorrebbe davvero, quella per cui si è studiato, perso, rinunciato. Certo è più sbrigativo liquidarli come schizzinosi, questi giovani raccontati nel libro Scampia e Cariddi (Editori Riuniti) dai giornalisti Francesco De Filippo e Maria Frega, che è un’inchiesta con latitudine a sud ma mentre si legge la geografia non c’entra più tanto.
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isabella
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mercoledì, novembre 21, 2012
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